No revoca 41 bis Alferi, rigetto notificato a difesa: caso arriverà in Cassazione

 
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Alferi è detenuto sotto regime di carcere duro

Gela. I giudici romani del tribunale di sorveglianza, a fine luglio, hanno respinto il reclamo presentato dalla difesa del cinquantaseienne Peppe Alferi, da diversi anni recluso sotto regime di 41 bis perché ritenuto a capo di una vera e propria organizzazione mafiosa. Non sono state accolte le ragioni avanzate dal legale che lo rappresenta, l’avvocato Maurizio Scicolone. Ha spiegato che non ci sarebbe alcun legame tra Alferi e i referenti di altri gruppi criminali della città, sia di Cosa nostra che della stidda. L’avviso del rigetto del reclamo adesso è stato notificato anche al legale. In attesa delle motivazioni redatte dai giudici romani, la difesa di Alferi lavora al ricorso in Cassazione. Anche in questo caso, si chiederà di emettere una decisione che possa aprire al ritorno ad un regime di detenzione ordinario. Alferi venne arrestato e poi condannato in via definitiva per i fatti dell’indagine “Inferis”. Gli investigatori individuarono il suo gruppo, come autonomo sia da stidda che da Cosa nostra.

Per gli inquirenti, Alferi è un boss e ci sonno tutte le condizioni per mantenere il regime di isolamento carcerario, così da evitare contatti con altri esponenti mafiosi. Una linea che la difesa cercherà di superare, anche attraverso il ricorso in Cassazione. Il rigetto del reclamo era già stato notificato in carcere allo stesso Alferi. “Il dibattito aperto a livello nazionale e tendenzialmente contrario alla revoca del carcere duro può aver influito – ha spiegato il legale – e cercheremo di ottenere una valutazione differente in Cassazione”.

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