“Non capisco entusiasmo di Mancuso”, Di Cristina: “Per città solo passi indietro”

 
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Di Cristina parla solo di passi indietro per la città

Gela. Se il decreto di finanziamento del Museo del mare, annunciato ieri in città dal presidente della Regione Nello Musumeci, ha dato linfa politica agli alleati del governatore e a quelli del sindaco Lucio Greco, tutt’altro clima si respira fuori da questa orbita. “Non capisco le dichiarazioni entusiaste del deputato regionale Michele Mancuso – dice il segretario provinciale dem Peppe Di Cristina – negli ultimi tre anni, questo territorio ha avuto molto meno rispetto a quello che gli è dovuto”. Il segretario del Pd si rivolge direttamente all’ex alleato in giunta (Di Cristina e Mancuso sono stati sponsor politici dell’alleanza “arcobaleno” del sindaco Lucio Greco), facendo chiaramente capire che il giudizio sull’operato di Musumeci è prossimo alla bocciatura politica. “Al centrodestra, locale e regionale – aggiunge – dico semplicemente che questo territorio e la città, in tre anni hanno fatto solo passi indietro. Mi riferisco ad un comparto turistico quasi del tutto inesistente e abbandonato, alla sanità dei continui tagli e più in generale ad uno sviluppo economico che rimane per troppi aspetti una semplice chimera. A maggior ragione, dopo le dichiarazioni di ieri del presidente Musumeci, non capisco questo inno politico alla vittoria”.

Di Cristina e il gruppo locale del Pd, anche durante i dodici mesi di giunta, hanno sempre parlato di una città “scippata” dal governo regionale, alla luce dei tagli imposti da Palermo. Il caso dei trentatré milioni di euro del “Patto per il Sud” depennati, aprì una voragine politica in giunta, con i dem che più volte contestarono le mosse di Forza Italia e Udc, alleati di Greco (e del Pd) in giunta ma a Palermo favorevoli ai definanziamenti. Anche dopo gli annunci di ieri di Musumeci, rilanciati politicamente da Mancuso e Greco, la guida provinciale del Pd prende le distanze, probabilmente anche nel tentativo di far ricredere chi ancora ipotizza un rientro dei democratici nell’alleanza dell’avvocato.

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