“Non ha sparato lui”, l’intimidazione contro un giovane: in appello assolto Rinzivillo

 
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Gela. Non ha sparato lui contro una delle finestre di un’abitazione, a ridosso del lungomare Federico II di Svevia. I giudici della Corte d’appello di Caltanissetta hanno del tutto ribaltato il pesante verdetto di condanna che, lo scorso anno, era stato emesso nei confronti del trentenne Giovanni Rinzivillo. Secondo i pm della procura e i poliziotti del commissariato, avrebbe fatto fuoco contro l’abitazione della famiglia di un giovane, ritenuto suo rivale. Secondo gli inquirenti, c’erano stati dei contrasti personali. Indossando un casco integrale, a bordo di una moto da cross, avrebbe sparato. In primo grado, gli sono stati imposti cinque anni e sei mesi di reclusione. In appello, però, il difensore, l’avvocato Maria Giuseppa Cassenti, è riuscita ad ottenere la riapertura dell’istruttoria dibattimentale. Anche un poliziotto, sentito nel corso del giudizio di secondo grado, ha riferito particolari più chiari. Chi ha sparato, l’ha fatto nel primo pomeriggio, mentre nei pressi dell’abitazione c’era una pattuglia del commissariato. Gli investigatori risalirono a Rinzivillo, valutando il tipo di moto usata per l’intimidazione. Erano convinti che un modello simile fosse nella disponibilità del giovane. L’imputato ha sempre negato di essere dietro all’azione di fuoco.

In quel periodo, era sottoposto ai domiciliari, monitorato con il braccialetto elettronico. Avrebbe sempre dato indicazioni precise, anche quando si allontanava usufruendo dei permessi riconosciutigli. Tutti fattori che hanno indotto i giudici di appello nisseni a rivedere il verdetto, assolvendolo.

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