Non possono lavorare né rientrare in città, “odissea” trasfertisti: Giudice, “serve chiarezza”

 
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Agenti di polizia impegnati nei controlli in città

Gela. Non sanno ancora quale sarà il loro destino, almeno nelle prossime settimane di emergenza Covid. Sono tanti gli operai trasfertisti che con contratti ormai scaduti o a causa dei cantieri bloccati, sono rimasti ad un bivio. Non possono rientrare in città, dopo la stretta decisa negli scorsi giorni, ma non riescono neanche a rimanere nelle località dove lavoravano fino a pochi giorni fa, perché non hanno alloggio né i mezzi economici per sostentarsi. Abbiamo raccontato il caso di un gruppo di operai, gelesi e niscemesi, da giorni fermo a Villa San Giovanni, ma sono almeno una settantina quelli che hanno contattato il sindacato. Il segretario confederale della Cgil Ignazio Giudice ritiene che le prefetture debbano prendere una posizione e ha scritto ufficialmente. Spiega che la nuova autocertificazione non è chiara e crea delle disparità tra lavoratori. “Se un lavoratore finisce di lavorare oggi, quindi ha un contratto a tempo determinato, come fa a restare in un Comune migliaia di chilometri distante dal suo? Come fa a sostenersi? – dice – nel modulo l’opzione per raggiungere casa è avere problemi di salute dato che l’altra, ragioni di lavoro, è una grande falsità poiché se scade il contratto bisogna tornare a casa. Altra incoerenza, generata dal non controllo, è la disuguaglianza di trattamento nel senso che chi arriva dal nord in aereo raggiunge casa; chi sceglie di percorrere l’autostrada viene bloccato. Vogliamo e dobbiamo essere posti nelle condizioni di dare risposte che risolvano i problemi dei singoli, lo dico a nome mio e di tanti colleghi che sono chiamati a rappresentare le esigenze dei lavoratori”.

I decreti che si sono susseguiti vogliono imporre il “pugno duro”, ma creano divergenze che incidono sulla vita di tanti lavoratori, partiti solo per avere un reddito degno. “I lavoratori si sono autodenunciati, hanno telefonato e scritto alla protezione civile regionale, ma non hanno risposte – conclude Giudice – la vita delle persone non si regola con le opinioni personali. Anche secondo me chi è al nord in questa fase deve restarci, ma qualcuno deve spiegare come debbano vivere, pagare la casa in affitto, l’hotel o il vitto”.

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