Nove anni fa referendum sancì acqua pubblica, Forum: “Revocare gestione privata”

 
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Autobotti nei quartieri senza acqua

Gela. Mentre in città l’emergenza idrica non conosce soste e anche in questi giorni migliaia di cittadini devono fare i conti con l’ennesimo disservizio causato dai due livelli gestionali di Siciliacque e Caltaqua, il Forum dei movimenti per l’acqua pubblica torna a chiedere che venga rispettata la volontà popolare. Nove anni fa, con un referendum, si sancì il ritorno alla gestione pubblica dell’acqua, poi sfociata nella legge regionale 19 del 2015. Il Forum si appella al governatore Nello Musumeci, ai sindaci e ai riferimenti delle nuove Assemblee territoriali idriche. “Sull’acqua non si faccia più profitto, la gestione delle acque a livello regionale e territoriale sia pubblica e partecipata dalle comunità locali – dicono in un appello gli esponenti del Forum – in ogni territorio si apra una stagione d’ascolto e interlocuzione per la pianificazione e il controllo del bene comune primario. Chiediamo che il presidente della Regione e l’assessore al ramo facciano i conti e dichiarino pubblicamente quanto ci è costata e ci costa Siciliacque spa, riconoscano l’antieconomicità di una gestione privata che produce costi esorbitanti per i siciliani e lauti profitti per la multinazionale francese Veolia, l’illegittimità delle tariffazioni applicate come già evidenziato da Arera e dalla sentenza del Tar Sicilia del 10 febbraio 2020, e risolvano il contratto di gestione. Chiediamo ai sindaci di ognuna delle nove Ati siciliane di deliberare per la costituzione un’azienda speciale consortile, cioè di un ente strumentale dei Comuni che ricade nel diritto pubblico anziché in quello privato come le spa, a cui affidare la gestione pubblica e partecipativa del servizio idrico integrato in attuazione della volontà popolare e della legge 19/2015, per eliminare il profitto dalle tariffe, tutelare la preziosa risorsa e l’ambiente per le generazioni future”. Sono queste le richieste fondamentali che arrivano dal Forum, rivolte alla politica.

“La gestione del servizio idrico e dei servizi pubblici locali deve essere pubblica e senza finalità di lucro. Sul bene comune per eccellenza nessun profitto. La prima proposta di legge di iniziativa popolare e dei consigli comunali promossa dal Forum siciliano Acqua e Beni Comuni nel 2010, sostenuta da oltre 35.000 firme e dalla deliberazione di 135 consigli comunali siciliani e di due consigli provinciali, ha dato vita alla legge regionale 19/2015 che all’articolo 1 ribadisce che sull’acqua non si può fare profitto e che la gestione del servizio idrico integrato deve essere pubblica – aggiungono gli esponenti del Forum – molte esperienze di privatizzazione dell’acqua in Sicilia sono già fallite, alcune ancora in essere sono inquinate da illeciti su cui gravano pesanti indagini della magistratura con il coinvolgimento di diversi livelli istituzionali oltre che gestionali. Come avviene per la gestione dei rifiuti, quando le tariffe pagate dai cittadini e gli ingenti finanziamenti pubblici anziché assicurare servizi efficienti ed economici vengono trasformati in business e profitto per i privati, malaffare e corruzione si intrecciano a discapito degli interessi dei cittadini e delle comunità, dell’ambiente e della possibilità di uno sviluppo sostenibile e democratico”. Entro il prossimo anno le Ati dovranno decidere sulle modalità di prosecuzione della gestione del servizio e dal Forum arriva la proposta di affidare le attività ad aziende speciali consortili, pubbliche. “La responsabilità della gestione del cosiddetto sovrambito regionale è in capo alla Regione. Risale al governo Cuffaro la liquidazione ancora in corso dell’Ente Acquedotti Siciliani e la privatizzazione delle reti e degli impianti che forniscono l’acqua dei pozzi e delle dighe siciliane ad ogni provincia con la creazione di Siciliacque spa, in mano alla multinazionale francese Veolia per il 75 per cento e alla Regione per il 25 per cento. Al Presidente della Regione secondo la legge regionale 19 del 2015 tocca l’onere di valutare la sussistenza dei presupposti per l’eventuale recesso della convenzione con Siciliacque spa – concludono – la responsabilità della gestione del servizio idrico integrato è in capo ai Comuni riuniti nelle Assemblee Territoriali Idriche, delle quali fanno parte obbligatoriamente tutti i sindaci dei Comuni siciliani. Entro il 2021 le ti, aggiornato il Piano d’Ambito, dovranno individuare la forma di gestione del servizio idrico integrato ed affidare la gestione ad un unico soggetto per ogni provincia. Per il Forum, deve essere un’azienda speciale consortile. E’ ora che ognuno si assuma le proprie responsabilità”.

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