Nove anni per il tentato omicidio di Sant’Ippolito, depositate motivazioni: giovane in appello

 
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I carabinieri intervenuti a Sant'Ippolito dopo gli spari

Gela. La condanna a nove anni di reclusione è stata pronunciata lo scorso aprile dal collegio penale del tribunale, presieduto dal giudice Miriam D’Amore. Il ventiduenne Grazio Pizzardi era a processo con l’accusa di tentato omicidio. Anche per i giudici, sparò per uccidere. L’arma modificata che impugnava si inceppò e in questo modo il coetaneo preso di mira riuscì a fuggire tra le strade del quartiere Sant’Ippolito. Alla fine, riportò ferite solo ad un braccio, a causa di un primo colpo esploso da Pizzardi. I giudici del collegio penale hanno depositato le motivazioni del loro verdetto. Già in aula, il pm Ubaldo Leo aveva spiegato che l’obiettivo dell’imputato sarebbe stato quello di uccidere il coetaneo, suo vicino di casa. Pare che volesse vendicarsi di una precedente aggressione subita. Su questo punto, ha molto insistito la difesa, sostenuta dall’avvocato Carmelo Tuccio. Secondo il legale, Pizzardi si sarebbe difeso, dopo essere stato preso di mira dal rivale. Sono stati chiesti approfondimenti anche sullo stato psichico del giovane al momento dei fatti. Secondo il perito, però, sarebbe stato capace di intendere e di volere. Subito dopo l’arresto, ha ammesso di aver fatto fuoco.

La difesa sta per depositare l’appello. Il verdetto di condanna a nove anni di reclusione verrà impugnato davanti ai giudici della Corte d’appello di Caltanissetta. Nel giudizio, il giovane ferito si è invece costituito parte civile, rappresentato dall’avvocato Giuseppe Fiorenza, che ha ottenuto il riconoscimento del diritto al risarcimento dei danni.

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