Oltre ogni ragionevole dubbio, dibattito tra avvocati dopo la proiezione di “Bard”

 
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Gela. I travagli interni di un giovane giudice, chiamato a valutare un caso processuale in bilico. E’ solo la traccia iniziale di “Bard”, il mediometraggio realizzato dalla regista Denise Dacquì e che vede come attori, anche diversi avvocati. Il lavoro è stato presentato in città, attraverso un dibattito organizzato dal Consiglio dell’ordine, dalla Camera penale “Eschilo” e dalla scuola forense di Caltanissetta. A discutere del principio dell’oltre ogni ragionevole dubbio, proprio due avvocati, Giacomo Ventura (presidente della Camera penale “Eschilo”) e Giuseppe Dacquì. I dubbi, che sono del magistrato chiamato a decidere, sono anche naturale corollario dell’essere umano e arrivano fin dentro le aule di giustizia. Il giudice può veramente essere terzo e non farsi vincere da proprie convinzioni?

Un aspetto sempre più complesso da decifrare, ma che ormai fa parte di una vasta letteratura. Dall’altra parte, ci sono gli avvocati e gli imputati. “Non è mai facile avere certezze – ha detto l’avvocato Dacquì – alla fine, il dubbio rimane sempre”. L’avvocato Ventura, nel corso del dibattito, però, ha voluto quasi scindere i “travagli” di un giudice da quelle che devono essere le certezze di un avvocato. “Per un legale – ha spiegato – esiste un’unica certezza, l’innocenza del proprio assistito. Non ci sono dubbi che possano incidere. Per questa ragione, c’è sempre il dovere professionale di agire a tutela della libertà dell’imputato”. Il dibattito è stato moderato dal presidente del Consiglio dell’ordine, l’avvocato Gioacchino Marletta.

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