Omicidio Peritore, nuovi approfondimenti su coltellata fatale: ora decisione appello

 
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Cinardi uccise il cognato trentatreenne

Gela. La terza coltellata sarebbe stata fatale per il trentatreenne Maurizio Peritore, ucciso tra i viali delle palazzine popolari di via Attica. In primo grado, il gup del tribunale di Gela ha imposto la condanna a quattordici anni e quattro mesi di reclusione al cognato, il cinquantaduenne Giuseppe Cinardi. Proprio su quel fendente la difesa dell’imputato punta per provare che quella sera di tre anni fa non ci sarebbe stata l’intenzione di uccidere. Il legale di Cinardi, l’avvocato Salvo Macrì, ha chiesto e ottenuto l’esame del perito che si occupò di ricostruire la dinamica dell’omicidio. Questa mattina, l’esperto ha risposto alle domande, davanti ai giudici della Corte d’assise d’appello di Caltanissetta. La condanna di primo grado è stata impugnata. Secondo la difesa, i primi due fendenti penetrarono solo superficialmente, per circa tre centimetri. La terza coltellata raggiunse i dieci centimetri e secondo la tesi difensiva ciò si sarebbe verificato non per un movimento di Cinardi, ma perché Peritore cercò di muoversi in avanti, verso la lama. Una tesi ribadita nell’ampio ricorso presentato dal legale, che già in primo grado ottenne che non venisse riconosciuta la premeditazione, con un’entità della pena rivista al ribasso. Cinardi ha sempre sostenuto che quella sera cercò solo di difendersi dall’aggressione del cognato, a sua volta con una lama in mano. Anche l’imputato riportò gravi ferite, mentre il trentatreenne rimase a terra, senza che i soccorritori potessero far altro che constatarne il decesso. Alla lite, finita in tragedia, assistette la moglie della vittima, a sua volta rimasta lievemente ferita.

Il perito ha ripercorso gli aspetti principali di quanto ricostruito, attraverso l’esame del corpo del trentatreenne morto. Non ha però escluso che Cinardi abbia comunque potuto fare pressione durante la violenta colluttazione. I familiari della vittima sono parti civili, con gli avvocati Giacomo Ventura e Maria Elena Ventura. Già in primo grado, hanno ottenuto il riconoscimento del loro diritto al risarcimento dei danni. Secondo quanto concluso dagli investigatori, tra Cinardi e Peritore i rapporti erano ormai deteriorati e le liti erano frequenti, fino a quella tragica sera. Nel corso della prossima udienza, potrebbe arrivare la decisione dei giudici di appello.

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