Operaio malato per i fumi di saldatura, depositate motivazioni condanne Smim: ora appello

 
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Gela. La condanna di primo grado è stata pronunciata ad inizio giugno. Alla Smim, azienda che per decenni ha operato nel sito industriale locale e nell’indotto di raffineria, non sarebbero state adottate le necessarie misure di sicurezza. L’ex dipendente Antonio Di Fede, oggi deve convivere con una grave patologia respiratoria, secondo la ricostruzione degli inquirenti causata dall’inalazione dei fumi di saldatura. Un’esposizione quasi trentennale, che adesso lo costringe ad una quotidianità scandita dalla malattia. Le motivazioni del verdetto emesso dal giudice Marica Marino sono state depositate. Sei mesi di reclusione all’imprenditore ligure Giancarlo Barbieri (proprietario della Smim) e quattro mesi ciascuno a Luigi Pellegrino, Giovanni Giorgianni e Giovanni Corbino, allora addetti alla sicurezza. All’operaio, invece, è stato riconosciuto il diritto al risarcimento dei danni, come chiesto dal suo legale di fiducia, l’avvocato Giacomo Di Fede. Fu proprio l’ex dipendente a rivolgersi alla magistratura, dopo aver scoperto la malattia. Con la chiusura delle indagini, scelse di costituirsi parte civile e ha seguito l’intero procedimento. Condanne che a questo punto verranno impugnate dai legali degli imputati. Gli avvocati Flavio Sinatra, Davide Limoncello, Vincenzo Cilia e Salvatore La Grua, nel corso del giudizio di primo grado, hanno messo in dubbio l’esistenza di possibili responsabilità penali, non solo nei confronti della proprietà ma anche degli addetti alla sicurezza. Sono stati prodotti dati tecnici a sostegno delle loro tesi, fino a mettere in dubbio le conclusioni della perizia.

In base a quanto riferito, non ci sarebbe stata neanche corrispondenza temporale tra i fatti e la presenza in azienda degli imputati. Antonio Di Fede e altri colleghi di lavoro, nel corso dell’istruttoria, hanno invece spiegato di aver avuto a disposizione, per un lungo lasso di tempo, solo semplici mascherine, che potevano fare poco contro i fumi che erano costantemente presenti nei luoghi di lavoro. Il legale dell’operaio ha descritto ambienti di lavoro fortemente precari, senza le necessarie tutele a garanzia della salute dei dipendenti. Una ricostruzione dello stesso tipo è stata condotta dal pm Sonia Tramontana, che ha chiesto la condanna di tutti gli imputati.

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