Operaio morto a Manfria nel cantiere della rete idrica, ricorso in appello per condanne

 
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Gela. L’operaio riesino Gaetano Accardi morì per le conseguenze di un grave incidente sul lavoro, verificatosi in un cantiere a Manfria, avviato per la posa della rete idrica. Venne travolto da un escavatore in manovra. Per quei fatti, lo scorso febbraio è arrivata, in primo grado, la condanna per Carmelo Vasta (due anni e due mesi di reclusione), della proprietà di “Divina acquedotti”, l’azienda impegnata nei lavori per conto di un gruppo di residenti della zona . Due anni e un mese di detenzione, invece, sono stati decisi per Rosario Innaco, che manovrava l’escavatore. Erano accusati di omicidio colposo. Le difese, sostenuta dagli avvocati Vincenzo Vitello, Marco Ministeri e Angelo Cafà, dopo il deposito delle motivazioni, hanno proposto i ricorsi in appello. Non concordano con la linea assunta dal giudice, che ha concluso con le due condanne. Secondo gli investigatori, in quel cantiere non furono rispettate le necessarie misure di sicurezza e inoltre lo stesso Innaco non era ancora del tutto formato per manovrare l’escavatore, che poi si rivelò fatale. L’area di lavoro non sarebbe stata correttamente delimitata e al termine del giudizio di primo grado, il giudice Miriam D’Amore ha riconosciuto ai familiari dell’operaio morto (costituiti parti civili con gli avvocati Maria Francesca Assennato e Carmelo Terranova), non solo il diritto al risarcimento dei danni ma anche provvisionali per un totale di circa 150 mila euro.

Le difese, ai giudici della Corte d’appello di Caltanissetta, chiederanno di rivedere le pronunce impugnate. Nel corso del dibattimento, tenutosi davanti al giudice penale del tribunale di Gela, i legali degli imputati non hanno escluso che il tragico epilogo possa essere stato favorito da un’iniziativa autonoma assunta da Accardi, che non si sarebbe dovuto trovare in quell’area del cantiere. Con le condanne, invece, è stato ribadito che ci furono responsabilità sia di chi doveva supervisionare i lavori sia di chi materialmente se ne occupava.

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