Operatore ferito all’imbottigliamento, testimoni in aula: sentiti colleghi

 
0

Gela. Per la procura, nel sistema produttivo dell’impianto di imbottigliamento della raffineria Eni ci sarebbero state più anomalie e modifiche, tali da aver favorito il grave incidente del quale fu vittima un operatore. Fatti che hanno portato a processo altri operatori e responsabili dell’impianto, oltre ad un medico, che per l’accusa avrebbe cercato di omettere le effettive conseguenze riportate dal lavoratore, che subì la lacerazione del retto femorale, con trecento giorni di prognosi. Questa mattina, in aula davanti al giudice Miriam D’Amore, sono stati sentiti, come testimoni, alcuni colleghi del lavoratore rimasto ferito e il dipendente di un’azienda dell’indotto, che si occupava delle manutenzioni. Secondo i legali di difesa e di Raffineria (in giudizio come responsabile civile), non ci sarebbero state anomalie nel sistema né modifiche apportate in corso d’opera. L’operatore vittima dell’incidente è parte civile nel giudizio, rappresentato dall’avvocato Rocco Guarnaccia. Il legale ha posto più domande ai testimoni, anche sul funzionamento del joystick per regolare le manovre nel processo produttivo. Sia dai banchi di parte civile che da quelli della procura (in aula con il sostituto Antonio Scuderi), sono arrivate richieste sul sistema meccanico e su un manuale operativo che non ci sarebbe stato. Uno degli operatori ha spiegato di non avere ricordi precisi, mentre gli altri hanno indicato le modalità della loro formazione, direttamente sul campo “con l’affiancamento a dipendenti più esperti”, e quelle di produzione. L’operatore ferito, già sentito nel dibattimento, ha ammesso di aver segnalato i fatti solo successivamente, per timore di conseguenze per il posto di lavoro.

Ha raccontato di aver raggiunto una clinica privata, indicatagli per le cure da ricevere. Le conseguenze del grave infortunio hanno determinato il riconoscimento di percentuali di invalidità. Sono a processo Giuseppe Scifo, Nicola La Cognata, Rocco Mendola, Antonio Damaggio e Maria Rosa Martire. Gli imputati sono rappresentati dagli avvocati Carlo Autru Ryolo, Gualtiero Cataldo e Nicoletta Cauchi.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here