Opere difformi e presunte irregolarità per tribunale: prescrizione incombe su giudizio

 
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Gela. Le contestazioni, compresa quella di frode, vengono mosse a tecnici, funzionari ed ex dirigenti comunali. Gli accertamenti investigativi portarono a ricostruire presunte irregolarità nella progettazione e nell’esecuzione dei lavori di alcuni padiglioni del palazzo di giustizia. Ancora oggi, operatori e magistrati si trovano a fare i conti con infiltrazioni piovane e stanze spesso strutturalmente piuttosto fragili. Dopo il rinvio a giudizio dei coinvolti, che risale a due anni fa, il procedimento potrebbe fermarsi, senza arrivare ad una decisione di primo grado. I reati infatti, come ha spiegato il giudice Miriam D’Amore in aula, sono prescritti.

A processo si trovano Luigi Amoroso, Salvatore Cassarino, Manlio Averna, Mario Spina, Giuseppe Cappello, Gaetano Carmantini, e Giovanni Costa. Infiltrazioni piovane, le coperture inadeguate delle torri e presunte difformità rispetto al progetto originario, sono stati tra i punti presi in considerazione nel corso delle indagini. Si è ipotizzato l’uso di materiali difformi. In udienza preliminare, sono state valutate le perizie di tecnici e consulenti. La vicenda va però verso una fine anticipata, a seguito della prescrizione. Il prossimo gennaio potrebbe esserci un esito ancora più chiaro. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Antonio Gagliano, Gaetano D’Arma, Angelo Urrico, Feliciana Ponzio, Sergio Iacona, Marianna Conforto e Gianluca Sprio.

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