Parcelle da oltre 600 mila euro, “fu truffa”: condannati due legali del foro locale

 
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Gela. Truffa e infedele patrocinio. Sono queste le accuse che hanno portato alla condanna di due legali del foro locale, gli avvocati Giuseppe Fontanella e Luigi Fontanella. La pronuncia è arrivata dal collegio penale del tribunale, presieduto dal giudice Miriam D’Amore (a latere Eva Nicastro e Veronica Vaccaro). Si è concluso il dibattimento che vedeva imputati i due professionisti. L’inchiesta, come ha spiegato nella sua lunga requisitoria il procuratore capo Fernando Asaro, partì dalla denuncia dei familiari di un medico, deceduto durante l’attività di servizio. Si rivolsero ai legali, che avviarono le procedure civilistiche per attivare i risarcimenti e le indennità. Dopo una prima causa conclusa con un successo, con il riconoscimento di importi dovuti a familiari per circa 270 mila euro, i legali proposero di agire anche contro le autorità sanitarie e l’assessorato regionale. Un iter che portò a determinare un risarcimento da quasi un milione e mezzo di euro. In base alle accuse, però, i due legali pretesero somme, a titolo di parcelle, non inferiori a settecentomila euro. Il procuratore ha parlato di “trucchi” ed “escamotage”, pur di ottenere le somme per parcelle, secondo le contestazioni del tutto sproporzionate. Richieste che spiazzarono i familiari del medico deceduto, anche perché gli imputati, per avere quelle somme, attivarono anche procedure ulteriori, attraverso decreti ingiuntivi e un pignoramento, a carico dei loro clienti. I capi di imputazione erano pesanti, compresa l’usura. Il procuratore Asaro, a conclusione della requisitoria, ha chiesto la condanna, per entrambi, a due anni e otto mesi di detenzione, oltre alla confisca di quanto ottenuto attraverso le condotte ritenute illecite. L’unica richiesta di assoluzione è stata formulata per l’ipotesi di frode processuale. Il collegio penale, nel dispositivo letto in aula, ha disposto la condanna ad un anno e un mese di detenzione, con pena sospesa. Le contestazioni sono cadute, con l’assoluzione, per la frode processuale e l’usura. Agli ormai ex clienti, parti civili con gli avvocati Enrico Sanseverino e David Grasso Castagnetta, è stato riconosciuto il diritto al risarcimento dei danni, oltre ad una provvisionale da 90 mila euro. La difesa degli imputati, sostenuta dall’avvocato Filippo Spina, ha ripercorso una lunga vicenda, fatta prevalentemente di procedure civilistiche. Per il legale dei Fontanella, non ci sarebbero state irregolarità nella definizione del patto di quota lite, che invece per la procura avrebbe violato i criteri dettati dal Consiglio nazionale forense. Dalle indagini, emerse che i due legali omisero di comunicare l’esito di alcune fasi dei procedimenti avviati. L’iniziale rapporto di fiducia con i clienti si ruppe definitivamente e arrivò la denuncia. Il procuratore capo ha ricordato altre segnalazioni presentate, negli scorsi anni, proprio rispetto agli imputati.

La difesa ha confermato che i clienti sarebbero stati pienamente coscienti degli accordi. E’ stato escluso qualsiasi progetto per raggirarli, incassando le somme del risarcimento. In più passaggi, il procuratore ha richiamato gli importi, confermandone la sproporzione rispetto all’attività svolta in giudizio dagli avvocati finiti a processo. Per la difesa, sarebbero stati rispettati tutti i criteri, anche deontologici. E’ stata esclusa la sussistenza di elementi per riconoscere una qualsiasi forma di usura (accusa dalla quale i legali sono stati assolti). Dopo il deposito delle motivazioni, la difesa dei Fontanella si rivolgerà ai giudici di appello.

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