Per dieci anni vittima dei clan locali, “gli hanno impedito di lavorare”: risarcito esercente

 
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Gela. Le continue richieste estorsive, andate avanti per dieci anni, non gli hanno permesso di realizzare a pieno il suo diritto, garantito dalla Costituzione, al libero esercizio dell’iniziativa economica privata. Per il giudice civile del tribunale, un esercente locale, per anni vittima dei clan, non sarebbe stato messo nelle condizioni di lavorare e portare avanti le proprie attività economiche. Così, alla vittima delle cosche è stato riconosciuto il risarcimento dei danni, non solo patrimoniali ma anche morali. Un verdetto emesso dal giudice Stefania Sgroi, che ha accolto in pieno le richieste avanzate dai legali dell’esercente, gli avvocati Giuseppe Panebianco e Vincenzo Ragazzi. L’imprenditore, che vuole mantenere l’anonimato, era già stato riconosciuto vittima della mafia, al termine dei giudizi penali avviati contro gli estorsori. E’ emerso che gli affiliati alle famiglie locali di stidda e cosa nostra si rivolgevano sistematicamente a lui, titolare di diversi esercizi commerciali in città, per avere denaro.

Dieci anni di vessazioni che, alla fine, l’hanno indotto a denunciare tutto. Dopo il riconoscimento ottenuto dai giudici penali, arriva quello civilistico. I legali attiveranno il fondo a favore delle vittime di mafia per ottenere le somme riconosciute. Sarà così possibile recuperare quanto statuito dai magistrati, a copertura delle gravi perdite finanziarie subite.

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