“Per le estorsioni Pellegrino girava con il figlio di Emmanuello”, la mappa del pizzo: imprenditore nega

 
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Gela. Una vera e propria mappa del pizzo in passato chiesto ad imprenditori ed esercenti della città. L’hanno tracciata diversi collaboratori di giustizia, sentiti nel corso del dibattimento successivo all’inchiesta “Falco”. Tutto sarebbe ruotato intorno al trentatreenne Gianluca Pellegrino. “Era il figlioccio di Francesco Vella”, così l’hanno descritto ex capi delle famiglie locali. Per i pm della Dda di Caltanissetta, in aula con il magistrato Matteo Campagnaro, proprio Pellegrino sarebbe stato il tramite per la presunta riorganizzazione della famiglia Emmanuello. “Lo conosco fin da quando era bambino – ha detto Emanuele Cascino – so che si occupava delle estorsioni per conto degli Emmanuello”. Sarebbe stato Pellegrino ad aprire messe a posto ai danni di un imprenditore edile, che in passato ottenne subappalti per la costruzione dell’acquedotto Gela-Aragona, ma anche di diversi commercianti e ristoratori. “I danneggiamenti li facevamo sempre noi del gruppo Alferi – ha continuato Cascino – in quel periodo, dopo gli arresti, la famiglia Emmanuello non era messa bene. Quando venne scarcerato, Pellegrino iniziò a girare per le estorsioni con il figlio di Daniele Emmanuello, un certo Crocifisso”. L’imprenditore edile sarebbe stato avvertito con l’incendio di un pulmino che usava per gli spostamenti dei propri dipendenti. Il titolare dell’azienda, in aula davanti al collegio penale del tribunale (presieduto dal giudice Miriam D’Amore e a latere Marica Marino e Silvia Passanisi) ha però ritrattato molte delle dichiarazioni rese in precedenza agli investigatori. “Pellegrino mi disse che era stato scarcerato e che cercava lavoro – ha spiegato rispondendo alle domande del pm della Dda – escludo che volesse guadagnare dall’assunzione di operai. Sì, è vero, in quel periodo ho trovato fori di proiettile nel garage della mia abitazione. Non ho denunciato il fatto perché non sapevo quando fosse accaduto”.

L’imprenditore, titolare di un’azienda impegnata sia nel settore edile che in quello metalmeccanico, è stato piuttosto reticente nel rispondere alle domande. E’ emerso, su eccezione sollevata dal legale di Pellegrino, l’avvocato Giacomo Ventura, che proprio l’imprenditore è stato indagato per favoreggiamento. Un dato che ha indotto il collegio a rinunciare alla testimonianza, senza acquisirne il contenuto. Pizzerie, rivendite di fiori, una gelateria, un punto vendita di prodotti per la casa, sarebbero state tutte attività commerciali visitate da Pellegrino per conto della famiglia Emmanuello e sempre sotto il coordinamento dei capi storici, in quel periodo ancora in libertà. Una conferma in tal senso è arrivata dai collaboratori Gianluca Gammino e Paolo Portelli, oltre che dallo stesso Cascino, ex figlioccio di Peppe Alferi. “Carmelo Billizzi – ha detto Gammino – mi diede un elenco di commercianti sottoposti ad estorsione”.  A processo, ma per accuse diverse rispetto a quelle che vengono contestate al trentatreenne Pellegrino, ci sono anche Nunzio Alabiso, Emanuele e Giovambattista Campo, Pietro Caruso, Nicolò Ciaramella, Giuseppe Di Noto, Emanuele Emmanuello, Angelo Famao, Emanuele Faraci, Guido Legname, Francesco Metellino, Alessandro Pellegrino, Rosario Perna, Daniele ed Emanuele Puccio, Emanuele Rolla, Loreto Saverino, Melchiorre Scerra, Angelo Scialabba, Orazio Tosto e Gaetano Davide Trainito. Sono tutti stati coinvolti nell’inchiesta, difesi dagli avvocati Flavio Sinatra, Davide Limoncello, Cristina Alfieri, Francesco Enia, Carmelo Tuccio, Salvo Macrì, Filippo Spina, Ignazio Raniolo, Mario Brancato, Salvatore Priola, Alessandro Del Giudice, Carlo Aiello, Salvatore Pappalaro e Antonio Impellizzeri.

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