Peritore ucciso dal cognato, fissato appello Cinardi: in primo grado condannato a 14 anni

 
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Gela. Il trentatreenne Maurizio Peritore venne ucciso, a coltellate, nel novembre di due anni fa, tra i viali delle palazzine popolari di via Attica. In primo grado, al termine del giudizio abbreviato, sono stati imposti quattordici anni e quattro mesi di reclusione al cinquantaduenne Giuseppe Cinardi. Per l’accusa, fu lui a sferrare la coltellata fatale al cognato, poi rimasto a terra, ormai privo di vita. A gennaio, la vicenda verrà trattata dai giudici della Corte d’assise d’appello di Caltanissetta. Un vasto ricorso è stato presentato dal legale di difesa dell’imputato, l’avvocato Salvo Macrì. Per i pm della procura, Cinardi andava condannato all’ergastolo. Il gup, in primo grado, non ha però riconosciuto la premeditazione, accogliendo in parte alcune linee difensive. In base a quanto ricostruito dai carabinieri, ci sarebbe stata una colluttazione tra i due. I loro rapporti erano tesi, ormai da tempo. Sarebbero spuntate più lame. Cinardi e il legale che lo rappresenta hanno sempre sostenuto l’ipotesi della legittima difesa. Secondo questa versione, sarebbe stato Peritore a colpire per primo. Per lui, fatale fu un fendente che gli causò gravi ferite interne. Nel ricorso presentato in appello, si punta nuovamente sulla valutazione della legittima difesa, ma i temi da analizzare sono diversi, tutti proposti ai giudici di secondo grado.

I familiari della vittima sono parti civili, con gli avvocati Giacomo Ventura e Maria Elena Ventura. In primo grado, hanno ribadito l’intenzione di uccidere da parte di Cinardi. Gli è stato riconosciuto il diritto al risarcimento dei danni. Pare che l’ennesimo diverbio tra i due sarebbe sfociato nella colluttazione perché il trentatreenne, poi ucciso, riteneva che fosse stato il cognato a tagliare di netto i pneumatici della sua automobile. Allo scontro assistette la moglie di Peritore, che riportò alcune ferite.

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