Più estrazione e meno raffinazione: ecco i numeri del piano presentato da Eni

 
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Gela. Quale sarà il futuro di Eni in città? Certamente, molto più votato all’estrazione d’idrocarburi piuttosto che alla raffinazione. Questo, infatti, sembra emergere dal piano presentato dai vertici dell’azienda alla presenza delle rappresentanze sindacali del settore chimico di Filctem, Femca, Uiltec e Ugl.

Al tavolo erano presenti per conto del gruppo i manager Fabrizio Proietti, Massimo Laurenti, l’amministratore di raffineria Carlo Guarrata e il responsabile delle risorse umane Angelo Crescenzi. Il piano disegnato dalla multinazionale copre un periodo triennale, dal 2014 al 2017, per un investimento complessivo di 2,2 miliardi di euro.
1,8 miliardi dovrebbero finire nella dimensione dell’upstream, tra esplorazione e estrazione d’idrocarburi attraverso Enimed. In raffineria, invece, gli investimenti calcolati per il triennio sono di circa 425 milioni di euro, 225 per il progetto di bioraffinazione e 200 milioni rispetto alle attività di bonifica. In sostanza, nel triennio delineato il personale del diretto raggiungerà il tetto, non superabile, di 790 operatori. Un centinaio verranno collocati nel centro di formazione sulla sicurezza, 300 nelle estrazioni e esplorazioni, 40 in Syndial e 350 nel progetto di green refining.
In questo modo, vengono confermati i numeri già indicati nell’accordo del luglio di un anno fa. Il nodo dell’indotto viene affrontato dai manager del cane a sei zampe attraverso la previsione di un possibile incremento. Si va dai circa 600 lavoratori del 2014 agli 850 del 2015 per poter toccare quota 1.130 nel biennio 2016-2017. Allo stato attuale, però, non sembrano esserci vere certezze sulla ripartenza della linea 1 di raffineria, nota essenziale per i sindacati nell’intero contesto della trattativa. La linea, in base alle indicazioni emerse dall’incontro, viene posta in stato di conservazione in attesa di riprendere la marcia. Sarà sufficiente?
“I numeri – spiega Francesco Emiliani della Femca Cisl – ci sono stati forniti. Adesso, procederemo alle valutazioni del caso e alle prime verifiche. Sicuramente, incontreremo i responsabili del settore exploration del gruppo e, poi, decisivo sarà il vertice al ministero dello sviluppo economico”.
Il possibile disimpegno sulla raffinazione, però, non lascia tranquilli. “La linea 1 deve ripartire – spiega Andrea Alario dell’Ugl chimici – allo stato attuale, i manager del gruppo indicano l’avvio di un’attività manutentiva finalizzata alla messa in conservazione. Dobbiamo capire se gli impegni inseriti nel piano verranno rispettati, coinvolgendo tutte le società del gruppo”.
Un progetto in chiaroscuro per la raffinazione in città? “Un dato è certo – dice Maurizio Castania della Uiltec – il progetto Eni investe più dimensioni e più società. L’azienda intende concentrarsi sul sottosuolo, estraendo e esportando il prodotto via mare. Bisognerà capire se la raffinazione di bio carburanti sulle linee produttive in fabbrica riuscirà a garantire la portata occupazionale prevista”.    

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