Presunto errore e una bambina costretta ad un delicato intervento, accuse ad un medico

 
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Gela. Per tre volte al pronto soccorso dell’ospedale Vittorio Emanuele nell’arco di poche ore e poi un delicato intervento in una struttura ospedaliera di Catania dove le vennero asportati almeno centodieci centimetri di intestino. Dietro a quanto accaduto ad una piccola di pochi anni, almeno stando alle accuse mosse dai pm della procura, ci sarebbe stata una presunta diagnosi errata formulata da un medico del reparto di pediatria dell’ospedale di Caposoprano. A processo, a rispondere di queste accuse, c’è Filippo Balbo. Davanti al giudice Marica Marino, è stato sentito il consulente scelto dalla procura per ricostruire quanto accaduto. L’imputato, infatti, non avrebbe accertato l’occlusione intestinale che aveva colpito la piccola, già al momento della nascita sottoposta ad un intervento chirurgico proprio all’intestino. Il consulente ha ripercorso l’andirivieni dal pronto soccorso, dove per almeno due volte la bambina era stata dimessa, senza che fosse accertata alcuna anomalia. La madre, sentita a sua volta davanti al giudice, ha però spiegato che le condizioni di salute peggioravano. “La portai anche dal nostro pediatra ma non la visitò – ha detto – si limitò a dire che non era nulla di grave, sostenendo che fosse affetta da un virus influenzale”.

Solo la sera del terzo ricovero, un altro medico dell’ospedale Vittorio Emanuele dispose ulteriori accertamenti per verificare le condizioni della bambina, che intanto era stata trattenuta nella struttura su indicazione dello stesso imputato (che aveva accertato una condizione di disidratazione). La piccola, per il tramite dei genitori, è parte civile nel procedimento, rappresentata dall’avvocato Pietro Stimolo. Il medico a processo, difeso dall’avvocato Antonio Gagliano, ha sempre escluso possibili errori di valutazione. Anche il difensore, in aula, ha replicato alla ricostruzione resa dal consulente della procura, insistendo sulla regolarità delle verifiche condotte. Il consulente e la madre della bambina hanno risposto anche alle domande del pm Sonia Tramontana.

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