Progetti fermi, Tar respinge ricorso Caltaqua: “Nessun danno dalla Regione”

 
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L'avvio dei pozzi Pantanelli con i mnaager di Caltaqua e i sindaci Greco e Conti

Gela. La Regione, attraverso il dipartimento acqua e rifiuti, ha rispettato tutte le procedure nel passaggio dalla gestione degli Ato idrici a quella delle Assemblee territoriali. Il Tar Palermo ha respinto il ricorso presentato da Caltaqua. L’azienda italo-spagnola, che gestisce il servizio idrico integrato nell’intera provincia di Caltanissetta, già due anni fa aveva presentato ricorso amministrativo, chiedendo che venissero dichiarati illegittimi tutti gli atti attraverso i quali la Regione aveva bloccato le procedure per i finanziamenti sui progetti, già presentati. Una decisione che i funzionari palermitani hanno sempre giustificato, sottolineando che l’iter dei finanziamenti, in base alla legge del 2015, doveva essere gestito esclusivamente dalle Ati e non dagli Ato, ormai in liquidazione. Il congelamento di diverse procedure di finanziamento si è fatto ancora più lungo per il territorio locale, visto che la nuova Assemblea territoriale idrica si è costituita solo a fine 2019, con circa quattro anni di ritardo. I manager di Caltaqua ritengono che l’azienda sia stata danneggiata e anche nel ricorso amministrativo indicano la possibilità di avviare un’azione risarcitoria. Dei dodici progetti bloccati per i tempi lunghi della Regione, di recente, i responsabili territoriali dell’azienda italo-spagnola hanno discusso anche con i parlamentari grillini, che a loro volta hanno denunciato i ritardi. Secondo i giudici del Tar, però, “tale essendo il quadro normativo di riferimento, il collegio ritiene che i provvedimenti impugnati, con i quali l’amministrazione regionale ha affermato che la competenza in materia di gestione del servizio idrico integrato, ivi compreso l’utilizzo dei finanziamenti per la realizzazione d’interventi infrastrutturali, fa capo alle Ati e non alle disciolte Ato, sono legittimi – si legge nelle motivazioni della sentenza – l’amministrazione regionale si è, infatti, adeguata al vigente quadro normativo nazionale ed europeo, come prima ricostruito, alla luce del quale deve ritenersi che sono solo le Assemblee Territoriali idriche, nella qualità di enti di governo degli ambiti territoriali del servizio idrico integrato, a dover essere considerate quali beneficiari dei finanziamenti infrastrutturali. Se, peraltro, all’atto della proposizione del ricorso introduttivo, poteva, in ipotesi, porsi un problema di operatività delle norme surriportate a fronte del mancato insediamento dell’Ati, la situazione in fatto si è successivamente modificata, in quanto, come detto, tale ente si è insediato. Non può, pertanto, più disquisirsi di “assenza” dell’Ati con conseguente pericolo di non utilizzo del finanziamento, ma si pone la diversa questione (esaminata nei motivi aggiunti e nella memoria finale) dell’asserita non operatività in concreto”. L’Assemblea territoriale idrica, presieduta dal sindaco di Niscemi Massimiliano Conti, solo di recente è subentrata in tutti i rapporti, anche giuridici, che erano dell’Ato Cl6. Per i giudici del Tar, però, la Regione non ha alcuna responsabilità e non si individuano gli estremi di un danno a Caltaqua. L’azione al Tar è stata avanzata anche nei confronti dei Comuni della provincia, compreso quello di Gela.

“Parimenti non attuale e ipotetico oltre che non direttamente discendente dai provvedimenti impugnati appare il danno adombrato dalla ricorrente che, infatti, non ha formalmente proposto alcuna azione risarcitoria. L’amministrazione resistente ha anche evidenziato che il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del Mare-Direzione Generale per la salvaguardia del Territorio e delle Acque ha sollecitato costantemente la Regione siciliana sulla piena operatività delle Ati al fine di pervenire al complessivo riordino e riassetto del Sistema idrico integrato – concludono i giudici – e ha posto come condizione imprescindibile, ai fini del finanziamento degli interventi, che il SII sia a regime nel rispetto della normativa comunitaria e nazionale vigente e che, in ogni caso, il servizio idrico integrato avrebbe dovuto essere a regime alla data dell’1 gennaio 2021”.

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