Progetto “Ciliegino” fermo, ex proprietari senza risposte: almeno 4 milioni di debiti per gli espropri

 
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Le aree dell'ex polo "Agroverde" mai partito

Gela. Tra espropri e lavori mai veramente partiti, ad eccezione di quelli iniziali per lo sbancamento delle aree, il “calvario” dell’ex progetto “Ciliegino” va avanti ormai da sei anni. La prima pietra venne apposta durante una sfarzosa inaugurazione, poi però è stato solo un susseguirsi di mancati investitori, azioni giudiziarie e proteste degli ex proprietari dei terreni. Adesso, la questione la dovrà affrontare la giunta Greco. I predecessori del sindaco “civico” non sono riusciti a trovare l’incastro giusto, sempre che possa esserci. C’è chi attende da anni, compresi gli ex responsabili dell’associazione “Airone”, che gestiva un’aviosuperficie nella zona. Come tanti altri espropriati sono rimasti con niente in mano. Il liquidatore, l’avvocato Giuseppe Nicosia, negli scorsi giorni ha avuto un colloquio informale con il primo cittadino. L’associazione ha ottenuto un decreto ingiuntivo da 212 mila euro nei confronti del Comune e ha avviato un’azione anche contro la cooperativa Agroverde, che ha voluto il progetto. Da quanto trapela, per tutti gli espropri da coprire le somme raggiungerebbero i quattro milioni di euro. Un’esposizione che il Comune difficilmente potrebbe sostenere. Il sindaco Lucio Greco avrebbe preso l’impegno di valutare l’intera vicenda, nel tentativo di andare incontro alle richieste degli ex proprietari delle aree. Un risiko amministrativo sempre più complicato, dato che anche la Regione dovrà decidere sull’eventuale revoca dell’autorizzazione unica. Greco, qualche settimana fa, ha comunicato che offerte per rilevare il progetto ce ne sarebbero, ma allo stato non si tratterebbe di nulla di concreto.

Negli scorsi mesi, un’azienda interessata ad investire ha più volte chiesto di poter subentrare, accollandosi i costi complessivi degli espropri. Ad oggi, però, non si capisce quale possa essere il futuro di un progetto sponsorizzato come quello che avrebbe dovuto cambiare le sorti economiche del territorio (con l’avvio di un polo agro-fotovoltaico), ma che in realtà si è rivelato una scatola vuota, con tanto di interessamento dei magistrati della procura e di denunce, più volte sporte dalle associazioni “Aria Nuova” e “Amici della Terra-Gela”.

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