Protesta lampo degli operai Smim, i lavoratori davanti alla raffineria: i confederali attaccano ancora la Regione

 
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Gela. Protesta lampo, questa mattina, di un gruppo di operai della Smim.

Protesta all’alba. I lavoratori, nelle scorse settimane raggiunti da 115 provvedimenti di licenziamento, hanno presidiato l’ingresso principale della raffineria Eni di contrada Piana del Signore. Nonostante le prime aperture raggiunte nel corso di un vertice all’assessorato regionale al lavoro, l’azienda non intende ritirare i licenziamenti. Non avrebbe commesse in grado d’impegnare l’intera forza lavoro. Dalle cinque del mattino e fino alle nove, gli operai Smim hanno ottenuto la solidarietà dei colleghi dell’indotto, quasi esclusivamente edili, gli unici che al momento riescono ancora a fare accesso tra gli impianti dello stabilimento Eni. 

I confederali ancora contro la Regione. “Esiste e per il sindacato esisterà sempre una profonda differenza tra gli annunci, le speranze ed i fatti. Il Governo Regionale – scrivono Ignazio Giudice, Emanuele Gallo e Maurizio Castania – ha avuto fretta di annunciare la soluzione dei problemi dei lavoratori dell’indotto Eni di Gela. Noi, invece, abbiamo detto e ribadiamo: un piccolo passo avanti per i lavoratori licenziati nel 2015 e nulla più. Sì, Cgil, Cisl e Uil, malgrado gli sforzi della Prefettura di Caltanissetta denunciano lo stallo che sta determinando il licenziamento e l’avvio della procedura di mobilità per 115 lavoratori della Smim impianti. Assurdo, ingiustificabile, affermare il contrario da parte del governo come se tutto si fosse risolto. Non è così! Lo può diventare se il governo emette un decreto di proroga della cassa in deroga. Così sì che si bloccano i licenziamenti e non ci si limita agli annunci che piegano la serenità dei lavoratori. Nel contempo Cgil, Cisl e Uil, hanno definito un percorso con le aziende del diretto(Rage, Enimed Syndial) per fornire elementi precisi per la quantificazione del relativo fabbisogno di lavoratori interessati alla cassa integrazione per sottoporre il tutto al ministero del lavoro.

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