Raffineria green e energia dai rifiuti, Descalzi: “A breve inaugureremo Gela”

 
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Roma. La raffineria verde e la trasformazione dei rifiuti in energia. Sono questi i punti che Eni ha confermato di voler rafforzare, anche nel sito locale. L’amministratore delegato Claudio De Scalzi l’ha spiegato oggi al Maker Faire, organizzato alla Fiera di Roma. “Abbiamo riconvertito completamente due impianti, quello di Venezia e Gela che sarà inaugurato a breve – ha detto – e stiamo facendo accordi per trasformare i rifiuti in combustibile e portarlo poi in raffineria”. Sono sostanzialmente gli stessi asset sui quali la multinazionale sta puntando in città, anche se i sindacati non hanno risparmiato critiche rispetto ai ritardi nel cronoprogramma degli investimenti. Ma il numero uno del cane a sei zampe ha invece elencato una serie di numeri che riguardano proprio gli investimenti già effettuati. “Abbiamo investito negli ultimi cinque-sei anni cinque miliardi per riconvertire le nostre raffinerie in bioraffinerie per la chimica verde e per il piano di bonifica di alcuni nostri terreni ormai dismessi che serviranno a produrre fino a 220 megawatt di energia da fonti rinnovabili”, ha detto ancora.

Proprio di recente in raffineria sono stati conclusi i lavori per un impianto di energia solare ed è arrivata l’autorizzazione nell’iter che dovrebbe condurre all’avvio delle attività per l’impianto di trattamento della frazione organica dei rifiuti solidi urbani, da convertire in biocarburanti. Sotto quest’aspetto non mancano le polemiche, dato che il deputato regionale del Movimento cinque stelle Nuccio Di Paola ha espresso perplessità sulla scelta di Eni che mira a lavorare anche gli oli esausti. Un percorso che non convince i grillini. Addirittura, l’ambientalista Saverio Di Blasi ha già preannunciato la presentazione di un esposto ai magistrati delle procure di Caltanissetta e Catania. Tanti punti interrogativi rimangono sui processi di bonifica, che vanno a rilento. Per Descalzi invece questi fattori produttivi sono i cardini del modello di “economia circolare”, adesso perseguito dal cane a sei zampe.

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