“Recovery senza sud e troppi silenzi dal Pd”, dem locali avvisano: “Partito sordo”

 
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Di Cristina, Provenzano e il segretario regionale Barbagallo

Gela. Dopo la direzione cittadina del partito che ha definitivamente archiviato l’esperienza Greco, i dem locali aprono un fronte, probabilmente piuttosto inatteso, addirittura mettendo in discussione la linea fino ad ora seguita dai vertici nazionali del Pd. Una lunga missiva, voluta dalla segreteria di Guido Siragusa e trasmessa al segretario provinciale Peppe Di Cristina, solleva seri dubbi sulle scelte fino ad oggi assunte dal partito, almeno in termini di “equità territoriale”. Il nodo di tutto rimane la gestione delle risorse del Recovery fund, che non assicura vere garanzie alle Regioni del sud, a partire dalla Sicilia. Per i dem locali, si mettono in discussione le fondamenta di un partito che dovrebbe battersi per una redistribuzione delle risorse, anzitutto in favore di aree che ne hanno maggiore bisogno, con il rilancio di sistemi economici fermi da decenni. “Nessuna posizione di merito è stata assunta dal nostro partito, ben sapendo che su questo tema si stanno organizzando nuovi e ben strutturati agglomerati di opinione che probabilmente si struttureranno per una rappresentanza parlamentare alle prossime politiche. Insomma, un tema che il Recovery fund sta portando all’attenzione nazionale. E un Recovery Fund che non sia equamente distribuito – si legge – proporzionalmente ai deficit di coesione, rischia di incrementarli”. La segreteria locale è certa che così facendo si stiano violando i parametri definiti a livello europeo che prevedono di concentrare le risorse del Recovery nelle aree che registrano i maggiori tassi di disoccupazione e le medie più basse di reddito pro-capite.  “Questi argomenti, che stanno lievitando dal basso, stanno mettendo in evidenza che qualcosa non sta andando nel verso giusto. Così facendo il Pd lascia ad altre controparti la gestione del tema principale per una ripartenza dell’Italia tutta, ovvero la “questione meridionale” ribattezzata da molti in “equità territoriale”. Tema diventato universalistico perché ingloba anche i rapporti tra periferie e centro anche nelle aree sviluppate del nord. In questo contesto definire opera strategica per la nazione lo stadio “Artemio Franchi” di Firenze lascia un pò perplessi e rischia di aumentare il distacco da parte di quella popolazione che nel sud Italia rivendica ad oggi quei diritti basilari che potrebbero davvero risultare strategici per una ripresa di questa parte di territorio. Ma ancor di più è evidente come l’azione attuale del Partito Democratico stia tradendo sul punto la base, a partire dagli iscritti, per tre volte consecutive: la prima in quanto tradisce la volontà di tutti i tesserati che avevano richiesto l’impegno per eliminare il gap tra nord e sud; la seconda perché sconfessa apertamente i valori di equità, uguaglianza infrastrutturale e solidarietà che ispirano il riformismo del partito; infine tradisce una parte di territorio, il sud, non tutelato su questo tema e che rivendica legittimamente dei diritti a monte riconosciuti mediante dei parametri Ue”. Nessuna “messa in mora” politica né un lento congedarsi dal partito, ma comunque i dem locali non vogliono essere chiamati a difendere i colori di un partito che gira le spalle al sud del paese. Rilancio economico delle aree più in difficoltà e miglioramento dei servizi sanitari vengono considerati i pilastri sui quali dovrebbe reggersi il cammino di un partito di centrosinistra, anche se gli inciampi negli anni non sono mai mancati.

“Lasciando inascoltate le istanze provenienti dalla base si affida la trattazione di questi temi ad altri movimenti di opinione, i quali mettono al centro l’equità anche tra centri e periferie del nord, non i classici movimenti borbonici, meridionalisti o autonomisti, con l’aspirazione a diventare rappresentanze parlamentari strutturate che raccoglieranno bacini di voti dalle aree scontente del sud che hanno votato, in buona parte, per il sorgente Movimento cinquestelle. Tale opinione pubblica sta diventando movimentismo e presto potrà diventare rappresentanza parlamentare sul tema della equità in chiave nazionale, di cui il Recovery fund – scrivono ancora i componenti della segreteria cittadina – diventa l’innesco e la miscela che lo alimenta. Essere sordi a tale fenomeno culturale e politico è una colpa che non possiamo permetterci. Pertanto, nella piena adesione di chi crede negli ideali di un centrosinistra rappresentato dal Partito Democratico ma vede titubanza e scarso coraggio su un tema unitario. Vi invitiamo a non concentrarvi solo sul tema delle alleanze e dei diritti civili, essendo gli stessi già argutamente definiti da una stampa attenta, “battaglie a costo zero”, ma anche sui diritti sociali, intestandoci la battaglia sulla distribuzione dei fondi del Recovery e soprattutto dare un senso a questa fase. I fondi che l’Europa sta condividendo devono finalmente riunificare le due Germanie italiane e non essere solo una distribuzione di spesa slegata da un obiettivo unitario nazionale. Su tale intento unitario va inoltre ricompresa nell’agenda di partito, quale tema fondante, l’attuazione dei Livelli essenziali di prestazione, costituzionalmente previsti ma mai adottati. E’ come dire che se si investe al sud occorre anche poter gestire i servizi e le infrastrutture adottate. Temi fortemente interconnessi”. Non solo gli esponenti locali, ma tanti attivisti del Pd attendono risposte da Roma. Senza riscontri, “la rivendicazione non potrà estinguersi”, precisano nella comunicazione, che verrà inoltrata a Palermo e alla segreteria nazionale. “Il Pd deve avere il coraggio di essere un partito di parte”, così concludono e i dubbi sono sicuramente più pesanti, in vista delle prossime competizioni elettorali e nell’ottica di costruire un polo di centrosinistra, a livello locale (dopo l’addio al patto “arcobaleno” che era stato stretto con il sindaco Lucio Greco).

 

 

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