“Rifiuti e tanfo di feci in casa”, carabinieri in un alloggio popolare: “Situazione igienica precaria”

 
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Gela. “Quando entrammo nell’abitazione, c’era un forte tanfo di feci e tra gli scatoloni abbiamo trovato rifiuti indifferenziati. Una delle stanze, dove c’erano una donna e un bambino, era satura di fumo di sigarette”. Un carabiniere ha descritto lo stato dell’alloggio popolare che venne sottoposto a sopralluogo dopo una segnalazione. Tre piccoli furono poi allontanati dai genitori, anche se negli ultimi mesi le procedure di recupero si sono concluse positivamente, con i giudici che hanno respinto l’istanza di adottabilità. A processo, davanti al giudice Tiziana Landoni, ci sono proprio i due genitori, assistiti dai legali Nicoletta Cauchi e Ivan Bellanti. I carabinieri arrivarono nell’abitazione, insieme ad operatori del servizio igiene pubblica dell’Asp. “L’abitazione era da giorni senza acqua corrente – ha spiegato l’operatore dell’Asp – le condizioni igieniche erano precarie. Serviva una pulizia più accurata”. Nell’alloggio vivevano almeno nove persone. I legali, però, hanno fatto riferimento ad una situazione solo momentanea, dovuta anche ad un grave lutto che la famiglia aveva subito.

Le carenze igieniche e di vita riscontrate nel corso degli accertamenti hanno fatto partire l’indagine, con i bambini allontanati e destinati ad una struttura protetta. Oggi, come più volte ribadito dai difensori, i genitori hanno cambiato vita, scegliendo di trasferirsi in un altro alloggio. Un miglioramento, riscontrato dagli assistenti sociali, che ha indotto i giudici a garantire il ricongiungimento con i piccoli.

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