Rinzivillo, “mi chiesero di collaborare”: sentito Cattuto, “pochi euro da Lucio Greco”

 
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Gela. E’ stata una lunga deposizione quella di Antonio Rinzivillo, storico reggente dell’omonima famiglia, imputato in uno dei filoni dell’inchiesta antimafia “Extra fines”. Il sessantaquattrenne, sottoposto al 41 bis, ha però spiegato, in video-collegamento, di essersi allontanato da “quegli ambienti”, fin dall’arresto del 1990. “A mio fratello Salvatore – ha detto ai giudici del collegio penale – che insistette per avere un colloquio, dissi solo che doveva andare a lavorare. Ho già spiegato ai magistrati che ho preso le distanze dai fatti che gli vengono contestati”. I pm della Dda, come ha raccontato Rinzivillo, fino al 2004 tentarono di ottenere una sua collaborazione con la giustizia. “Nel 2008, a Tolmezzo – ha aggiunto – gli riferii che mi sarei preso le mie responsabilità per i fatti commessi ma che non avrei collaborato. Ad un certo punto, non ho più impugnato i provvedimenti di rinnovo del 41 bis”. Ha risposto alle domande del pm della Dda Elena Caruso e del difensore, l’avvocato Flavio Sinatra. Ha inoltre spiegato di esseri diplomato in carcere e di aver intrapreso gli studi universitari in giurisprudenza. Ha anche sottolineato come non abbia più avuto una vera disponibilità economica e di essere stato sostenuto dal padre, almeno fino alla sua morte. Ha deposto anche il fratello, Crocifisso Rinzivillo. Sono stati sentiti altri imputati, Angelo Giannone, Carmelo Giannone e Giuseppe Licata. In programma, c’era anche l’esame di un teste, un cittadino romeno, che però pare si sia ormai trasferito in Germania. Era collegata alla posizione di un altro imputato, Rosario Cattuto. E’ ritenuto tra i fiancheggiatori del nuovo boss, il sessantenne Salvatore Rinzivillo (già condannato in abbrviato). Difeso dall’avvocato Riccardo Balsamo, è stato a sua volta sentito. Ha raccontato che lo stesso Rinzivillo lo aveva incaricato di riscuotere del denaro da un esercente romano, fatti riassunti nell’inchiesta “Druso”. Ha inoltre ricordato che per ritornare a Gela, giunto agli imbarchi di Villa San Giovanni e senza più soldi, contattò l’attuale sindaco Lucio Greco, quando ancora non ricopriva la carica di primo cittadino, che lo aiutò con una ricarica da pochi euro.

Ha ricordato di avere avuto un rapporto di amicizia con l’avvocato. Elementi che secondo il difensore escluderebbero un vero convolgimento criminale di Cattuto. In questo filone processuale, a giudizio sono Antonio Rinzivillo, Crocifisso Rinzivillo, Umberto Bongiorno, Emanuele Catania, Rosario Cattuto, Angelo Giannone, Carmelo Giannone, Giuseppe Licata, Francesco Maiale, Antonio Maranto, Antonio Passaro, Luigi Rinzivillo, Giuseppe Rosciglione, Alfredo Santangelo, Vincenzo Mulè, Luigi Savoldi e Fabio Stimolo.

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