Romano morto alla radice pontile Eni, il perito: “Nella catasta di tubi cunei di legno marci”

 
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Gela. Un’area di cantiere in condizioni assolutamente precarie. E’ quanto emerge dalla descrizione resa in aula dal perito dei legali che assistono i familiari dell’operaio Francesco Romano, morto nel novembre di sette anni fa alla radice pontile della fabbrica Eni. Venne travolto da un tubo staccatosi da un’enorme catasta presente a ridosso del cantiere della Cosmi Sud, azienda per la quale l’operaio trentenne stava lavorando. Per lui non ci fu nulla da fare. Proprio sullo stato della catasta si è soffermato il perito. “Il posizionamento risaliva a molti anni prima”, ha precisato. Ha escluso che quell’area fosse in sicurezza. Nella catasta erano presenti semplici cunei in legno “completamente marci”. In base a quanto verificato, quegli enormi tubi poggiavano su altri tubi senza una vera e propria base consolidata. Tutti fattori che avrebbero favorito il crollo che travolse Romano, presente nel cantiere insieme ad altri compagni di lavoro. Intorno alla catasta, addirittura, erano cresciuti alberi e vegetazione spontanea. “La causa del crollo – ha continuato – non è da collegare all’autogru usata che invece aveva i bracci stabilizzatori perfettamente allineati”. Fattori di rischio che avrebbero dovuto essere indicati nei piani redatti per gli interventi. Sono stati proprio i legali della famiglia (che segue costantemente l’intero giudizio in aula), gli avvocati Joseph Donegani, Salvo Macrì ed Emanuele Manganuco, a fare il punto sull’esito dei riscontri condotti dal perito nel luogo dell’incidente mortale.

A processo, per rispondere alle accuse (compreso l’omicidio colposo) davanti al giudice Miriam D’Amore, ci sono Bernardo Casa, Ignazio Vassallo, Fabrizio Zanerolli, Nicola Carrera, Fabrizio Lami, Mario Giandomenico, Angelo Pennisi, Marco Morelli, Alberto Bertini, Patrizio Agostini, Sandro Iengo, Guerino Valenti, Rocco Fisci, Salvatore Marotta, Serafino Tuccio e Vincenzo Cocchiara. L’esperto ha risposto anche alle domande del pm Luigi Lo Valvo. Le difese degli imputati hanno ulteriormente approfondito le conclusioni rese dal testimone, soprattutto rispetto al contenuto dei piani previsti dalla normativa in materia. Nel corso dell’udienza, sono stati ascoltati altri operatori di Eni e colleghi di lavoro di Romano, che si trovavano nel luogo dell’incidente.

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