Sì atto maggioranza su Caltaqua: Greco-Scerra al veleno, “compagni di merende sotto processo”

 
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Lo striscione di protesta esposto durante la seduta di consiglio comunale sul caso Caltaqua

Gela. Doveva essere un consiglio comunale “storico”, almeno per tracciare la via verso l’addio alla gestione privata del servizio idrico, attualmente in mano al gruppo italo-spagnolo Caltaqua. Alla fine, la maggioranza, con due voti anche dai banchi di opposizione (ma non dal gruppo di centrodestra) ha approvato l’atto di indirizzo che impegna il sindaco ad adottare tutte quelle decisioni che possano favorire un percorso di ripubblicizzazione del servizio, passando anzitutto dalla costituzione dell’Assemblea territoriale idrica. Una rottura vera e propria con il gestore, almeno per ora, non c’è. Il sindaco vuole valutare con attenzione. “Siamo davanti ad un colosso che potrebbe anche chiedere un maxi risarcimento”, ha spiegato. L’avvocato, ormai da tempo, segue la linea della rescissione del contratto per inadempimento, ma neanche la commissione tecnica della quale fa parte ha ancora preso una posizione netta, ricevendo l’ammonimento dall’assessore regionale Alberto Pierobon. I lavori si sono aperti con Massimo Vella, rappresentante del movimento social “Fuori Caltaqua”, che ha illustrato le ragioni di una mobilitazione, sempre più ampia, anche se la partecipazione concreta dei cittadini potrebbe certamente essere maggiore. Dietro il caso Caltaqua, nessuno ormai può nasconderlo, c’è tanta politica. “Le assenze di questa sera sanno di offesa”, ha detto chiaramente il segretario confederale della Cgil Ignazio Giudice. Tra i parlamentari del territorio, c’erano solo i grillini Pietro Lorefice e Nuccio Di Paola. “Manca il governo regionale e mancano l’assessorato competente, l’Ato e Caltaqua – ha proseguito il sindacalista – dovremmo portare il consiglio in quelle sedi”. Di certo, un dibattito monco, in assenza di parti in causa decisive. Se si tocca il tema Caltaqua, tanti possono andare in difficoltà. Assunzioni e “compromessi” ce ne sono stati e li ha ricordati pure Giudice. “Io non ho mai chiesto assunzioni a Caltaqua, sono un uomo libero”. Tanti hanno puntato sui ritardi, ormai atavici. Senza Assemblea territoriale idrica, il gestore fa il bello e il cattivo tempo, senza troppe pressioni da un Ato che il consigliere Paola Giudice ha definito “scendiletto”. Ancora più esplicito è stato il segretario confederale della Cisl Emanuele Gallo. “Caltaqua in questo territorio ha fatto i cavoli propri”. Molto duro, davanti ai disservizi, è stato anche il segretario Ugl Andrea Alario. Il deputato regionale Nuccio Di Paola ha ribadito l’importanza di trattare la vicenda a livello palermitano. “Non capisco ancora perché non ci siano stati i controlli dovuti”, ha detto. Sulla necessità che l’Ato lasci spazio all’Ati, mettendo il sistema al passo della normativa vigente, hanno puntato Vincenzo Casciana, Pierpaolo Grisanti, Vincenzo Cascino, Alessandra Ascia, Rosario Faraci, Valeria Caci, Salvatore Incardona e Romina Morselli. “Dopo tredici anni di silenzi – ha concluso Grisanti – serve verità su fatti e misfatti”. Quasi una sintesi di quello che si è celato, in questo lungo periodo, tra le pieghe del rapporto politica-Caltaqua, che in città pare ormai in crisi.

Greco ha ricordato le sue battaglie, anche fuori dall’assise civica e ancora prima di arrivare alla fascia tricolore. “L’acqua non è né di destra né di sinistra”, ha spiegato nel corso dei suoi interventi. La maggioranza, questa volta, gli è stata fedele, senza metterlo in crisi, come invece accaduto una settimana fa, durante la discussione sulla proroga del contratto di servizio della Ghelas. Era inevitabile che lo scontro politico si accendesse. Il consigliere di “Avanti Gela” Salvatore Scerra ha fatto terra bruciata rispetto ad una possibile condivisione di vedute con il sindaco. “E’ una seduta di consiglio comunale insensata – ha ribattuto ai pro-Greco – per anni, il sindaco ha condotto una fantomatica battaglia per l’acqua pubblica e oggi vengo a sapere che deve ancora valutare possibili disservizi. La sua è una breve, triste, storia”. Ancor prima di Scerra, era stato il leghista Giuseppe Spata, sconfitto da Greco al ballottaggio, ad usare toni forti. “Negli uffici di Caltaqua ci sono brave persone – ha spiegato – ma sono il prodotto del sistema Pd, del sistema Crocetta e di quello Montante”. Anche il leghista ha criticato il sindaco, ritenendolo fin troppo attendista sul versante del servizio idrico. Lo scontro vero, però, come più volte capitato, è tra l’ex vicepresidente dell’assise civica Scerra e l’avvocato “civico”. Dopo l’affondo dell’esponente di “Avanti Gela”, Greco, quasi in chiusura di seduta, l’ha sfidato. “Trovo singolare l’atteggiamento di qualche consigliere comunale – ha concluso – se non avessi chiesto questo consiglio, mi avrebbero criticato. Sono abituato a parlare con la verità, non ho scheletri nell’armadio. Magari, chi ha compagni di merende sotto processo per vicende che riguardano l’Ato idrico ovviamente ha questo comportamento”. Scerra ha protestato con il presidente Salvatore Sammito. Un botta e risposta sempre più duro, che ha indotto il presidente a far allontanare dall’aula il consigliere. Il riferimento di Greco, decisamente politico, era all’ex presidente della Provincia Pino Federico, da sempre vicino a Scerra, che si trova a sostenere un procedimento giudiziario scaturito da presunte irregolarità nel sistema di depurazione idrico. Di recente, gli atti sono stati ritrasmessi ai pm della procura di Caltanissetta. Una baraonda finale che segna ulteriormente la sfida politica tra il sindaco e l’area che si rifà all’ex deputato regionale Federico. A sostegno delle ragioni della maggioranza, erano già intervenuti i consiglieri Giuseppe Morselli e Romina Morselli di “Un’Altra Gela” oltre a Davide Sincero di “Una Buona Idea”. L’atto di indirizzo è passato, ma la città attende di superare il sistema idrico, fatto di inefficienze e bollette “d’oro”.

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