Spaccio nella movida, non c’era un’organizzazione: pene ridotte per i tre imputati

 
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Immagini di repertorio

Gela. Non fu un’organizzazione dedita allo spaccio di droga nelle piazze della movida cittadina. L’appello bis, successivo all’annullamento disposto dalla Cassazione, ha consentito di ridurre le pene imposte ai tre imputati coinvolti nell’indagine “Smart”. Per Antonio Radicia e Rocco Grillo, l’entità finale è di tre anni e quattro mesi di reclusione. La pena impostagli prima dell’annullamento era stata di otto anni per Grillo e di quattro anni e dieci mesi per Radicia. Pene che in primo grado, al termine del giudizio abbreviato, furono ancora più consistenti. Il reato associativo venuto meno ha ridotto sensibilmente, così come chiesto dal difensore, l’avvocato Davide Limoncello. Pena ridotta anche per un altro coinvolto, il trentanovenne Emanuele Brancato. Il difensore, l’avvocato Giacomo Ventura, oltre a contestare l’assenza di una presunta organizzazione per lo spaccio di droga, ha indicato la necessità di rimodulare rispetto alla continuazione con precedenti sentenze, emesse sempre nei confronti di Brancato che ha precedenti per droga (così come gli altri coinvolti). Per lui, alla fine, due anni e quattro mesi di reclusione. La pena iniziale era di cinque anni e sei mesi. Il numero maggiore di capi di imputazione era concentrato sulle posizioni di Grillo e Radicia.

Le difese hanno ribadito che non ci fu un’organizzazione attiva nello spaccio di droga in città, anche perché nel periodo finito al centro dell’attenzione degli inquirenti Radicia era detenuto per i fatti del blitz “Malleus”. Un aspetto che per i legali dei tre è da ritenersi fondamentale per escludere contatti diretti per piazzare la droga.

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