Gli spari a casa del rivale: “era un giovane su una moto da corsa”

 
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Immagini di repertorio

Gela. Prima, le minacce fin sotto casa e, solo dopo qualche minuto, anche gli spari contro l’abitazione. Sarebbe stato un giovane, probabilmente un rivale, l’obiettivo di chi ha agito, nel marzo dello scorso anno, arrivando a fare fuoco, in pieno pomeriggio, nella zona di via Matteotti. Per i magistrati della procura e per i poliziotti del commissariato, a sparare sarebbe stato il ventinovenne Giovanni Rinzivillo, che adesso deve rispondere di quei fatti davanti al giudice Marica Marino. In aula, a testimoniare, sono arrivati i poliziotti che si sono occupati delle indagini e un vicino di casa, un carabiniere che riuscì ad annotare la targa di una Mercedes, a bordo della quale viaggiavano due giovani, quelli che inizialmente avrebbero minacciato la presunta vittima del raid. “Iniziarono a discutere animatamente – ha detto il carabiniere – ho sentito che lo minacciavano di morte. Uno dei due gli disse, stai attento che ti ammazzo”. La Mercedes con i due a bordo, però, si allontanò dalla zona, quando sul posto arrivò una volante della polizia. Mentre gli agenti effettuavano gli accertamenti, sarebbero partiti gli spari verso l’abitazione. “A terra, trovammo un bossolo di pistola calibro 7,65 – ha detto uno dei poliziotti presenti – vidi un giovane in sella ad una moto da competizione. Aveva un giubbotto rosso. Ma non saprei indicarlo”.

La moto usata in via Matteotti. Per l’agente, però, la corporatura dell’imputato non corrisponderebbe a quella del giovane centauro. Il testimone l’ha riferito, rispondendo alle domande del pm Sonia Tramontana e del difensore di Rinzivillo, l’avvocato Filippo Spina, che ha nuovamente escluso qualsiasi coinvolgimento del ventinovenne, in quel periodo sottoposto agli arresti domiciliari, monitorato dal bracciale elettronico. Un altro poliziotto, che ha partecipato alle successive indagini, non ha escluso che tra il giovane che viveva nell’abitazione di via Mercadante, a pochi passi da via Matteotti, e lo stesso Rinzivillo potessero esserci delle ruggini. “Da un’altra inchiesta – ha spiegato – è risultato che il giovane destinatario degli spari era stato incaricato a sua volta di intimidire Rinzivillo, utilizzando un’arma da fuoco. Sappiamo, inoltre, che a casa di Rinzivillo c’era la disponibilità di una pistola”. L’imputato ha sempre escluso di aver agito, anche se avrebbe avuto a disposizione una moto dello stesso tipo di quella utilizzata per colpire. “L’abbiamo accertato – ha detto ancora il poliziotto – analizzando il suo profilo facebook. In una foto, è proprio con quella moto”. Per la difesa, non ci sarebbero elementi concreti che possano collegare Rinzivillo agli spari di via Matteotti. Nuovi testimoni verranno sentiti a luglio.

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