Tentato omicidio, difese in appello producono lettera minacce: giudizio per complici

 
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Gela. I giudici della Corte di appello di Caltanissetta scioglieranno la riserva a fine mese. Le difese di Giuseppe Rinella (in primo grado condannato a nove anni di reclusione) e di Simone Rinella (condannato invece a sette anni e cinque mesi), entrambi accusati di tentato omicidio, hanno prodotto una missiva, contenente minacce, che sarebbe stata recapitata ad uno degli imputati, mentre era ristretto in carcere. L’avrebbe inviata il rivale dei due, rimasto gravemente ferito dopo l’aggressione in centro storico che ha fatto scattare l’indagine dei pm e dei carabinieri. La vittima del tentato omicidio finì in ospedale, dopo aver ricevuto anche colpi pare inferti con un martello da fabbro. I sanitari riscontrarono ferite gravi soprattutto alla testa. Le difese di padre e figlio, sostenute dagli avvocati Filippo Spina e Cristina Alfieri, in apertura del giudizio di appello hanno prodotto la lettera di minacce, ritenendola comunque importate, anche per giudicare il ruolo del rivale, che si è costituito parte civile nel giudizio, con l’avvocato Filippo Lo Faro.

Gli imputati hanno sempre sostenuto di essersi solo difesi e di aver risposto ad una precedente aggressione. Intanto, dopo il rinvio a giudizio, è stato aperto il dibattimento, davanti al collegio penale del tribunale di Gela, nei confronti dei due presunti complici dei Rinella, che però non sono stati giudicati con il rito abbreviato. Si tratta di Roberto Asmetto e Salvatore Vella. Secondo le accuse, avrebbero fatto da palo. Sono entrambi difesi dall’avvocato Giuseppe Smecca.

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