Troppi vuoti nella sanità locale, Macrì: “Dipartimento salute mentale sottodimensionato”

 
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Gela. Le carenze di una sanità locale, per troppi aspetti ancora “malata grave”, sono riemerse nelle ultime ore. Quanto accaduto al trentasettenne Francesco Giudice, operato a San Cataldo e morto in astanteria all’ospedale “Vittorio Emanuele”, ripropone con tragica prepotenza la necessità di rivedere l’assetto delle strutture locali, garantendo la piena fruibilità, anzitutto in termini di dotazione di personale. Tra i punti interrogativi, alcuni vengono mossi anche rispetto all’attuale situazione del Dipartimento di salute mentale. L’avvocato Carolina Macrì, legale di alcuni pazienti che usufruiscono del centro, rilancia una serie di emergenze. “Vanno sanate prima possibile e tutti devono impegnarsi, a cominciare dall’amministrazione comunale”, spiega la professionista. “Parliamo della grave assenza di figure preposte per un Dipartimento di salute mentale – dice – il direttore dovrebbe pretendere che vengano sanati i vuoti di organico. Invece, riscontriamo una certa negligenza”. Il Dipartimento, secondo l’avvocato, è sottodimensionato. “Le carenze riguardano sia il Centro di salute mentale sia il servizio psichiatrico di diagnosi e cura. Manca un centro diurno”, aggiunge. Vuoti che vanno a pesare sui tanti utenti, sparsi per il territorio.

“Non dimentichiamo che senza interventi a garanzia dei pazienti – conclude – possono verificarsi anche tragiche conseguenze. Negli ultimi anni, non sono mancati casi di morte e alle denunce non sempre si dà seguito”. L’avvocato sostiene le richieste che arrivano dalle associazioni che si occupano di uno spaccato della sanità locale, spesso troppo in ombra.

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