Un dispositivo per disturbare le frequenze, un’assoluzione: “Non era per intralciare indagini”

 
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Gela. Venne ritrovato dagli investigatori nel corso di controlli. Un sistema impostato per disturbare le frequenze, anche di dispositivi di captazione, era nella disponibilità di Mirko Russello. La presenza del jammer fece scattare un procedimento penale nei suoi confronti. Era stato ipotizzato che potesse servire ad individuare ed eliminare i segnali di possibili microspie, anche collocate dalle forze dell’ordine, visto che l’imputato ha precedenti penali ed è stato più volte sottoposto a misure restrittive. Il giudice Miriam D’Amore, a conclusione del giudizio, ha deciso per l’assoluzione.

“Il fatto non costituisce reato”, questa la formula usata nel dispositivo letto in aula. La procura, a conclusione della requisitoria, ha invece chiesto la condanna ad un anno e otto mesi di reclusione. Russello ha respinto gli addebiti che gli venivano mossi. La difesa, sostenuta dall’avvocato Flavio Sinatra, ha richiamato giurisprudenza della Corte di Cassazione, proprio in merito al sistema sequestrato dagli investigatori. E’ stato spiegato che il jammer era stato attivato solo per ragioni pratiche. L’intenzione era di accertare la presenza di eventuali frequenze che potesseo disturbare i segnali, senza voler intralciare eventuali indagini delle forze dell’ordine. Lo stesso Russello ha ribadito di averlo acquistato regolarmente.

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