Un presunto sistema di società e prestanome, Fasulo: “Ho operato sempre nella massima regolarità”

 
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Condanne per Fasulo e i suoi collaboratori coinvolti nell'inchiesta "Spin off"

Gela. Si è presentato davanti al collegio penale del tribunale e ha respinto tutte le accuse, anzi si è detto vittima di alcuni suoi ex collaboratori. L’imprenditore Fabio Fasulo, a processo insieme a Virginie Bongiorno, Pietro Caruso, Cristian Ciubotaru e Lorenzo Li Calzi, venne coinvolto nell’inchiesta “Spin off”. E’ accusato di appropriazione indebita, occultamento di documentazione contabile e di presunti raggiri al fisco. Gli investigatori risalirono ad un possibile sistema, fatto di diversi prestanome, che gli avrebbe permesso di controllare società attive in vari settori. Fasulo però ha escluso qualsiasi violazione. “Ho cercato di operare sempre nella massima regolarità”, ha detto rispondendo alle domande formulate dal suo legale di fiducia, l’avvocato Davide Limoncello. Tutte le società finite nel mirino degli inquirenti le avrebbe gestite direttamente, per poi vendere le proprie quote, o sarebbe intervenuto come consulente, scelto da chi portava avanti le attività. “Ho sempre rilasciato le parcelle per le mie prestazioni”, ha confermato. Ha escluso invece un suo presunto ruolo, nonostante la formale intitolazione ad altri. Tra le vicende ricostruite nell’inchiesta, quella delle partecipazioni in alcune aziende passate ad un altro degli imputati, il cittadino romeno Cristian Ciubotaru, che in realtà si occupava solo di lavori manuali per suo conto. “Voleva far arrivare in Italia i familiari – ha detto l’imputato – e gli cedetti le quote che avevo in una delle società di famiglia. Io avevo bisogno di allontanarmi dai miei fratelli, a causa di incomprensioni”. In base alla versione data, avrebbe sempre lasciato società in buona salute finanziaria. “Addirittura, mi vengono addebitati flussi di compensazioni non dovute – ha spiegato ancora – risalenti a periodi nei quali ero già detenuto”.

Teste di legno usate da Fasulo, sarebbero stati inoltre l’agrigentino Lorenzo Li Calzi e Pietro Caruso. Anche l’altra imputata, la sua collaboratrice Virginie Bongiorno, ha respinto tutte le accuse. In un suo computer vennero ritrovati file riconducibili a diverse aziende del presunto sistema e falsi verbali societari. “Disconosco ciò che è stato ritrovato in quel pc e possa risultare sospetto”, ha spiegato. In base alla sua versione, prima dei controlli avviati dagli inquirenti, avrebbe prestato il computer ad un ex collaboratore, non escludendo che i file siano stati inseriti a sua insaputa. Entrambi hanno risposto anche alle domande del pm Eugenia Belmonte e dei difensori degli altri imputati, gli avvocati Flavio Sinatra, Giusy Ialazzo e Angelo Cafà.

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