Un testamento falso per gestire i beni lasciati da un imprenditore, due commercialisti a processo

 
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Gela. Un’eredità, economicamente consistente, composta anche da diverse proprietà immobiliari, in città e in altri centri dell’isola. Per averne la piena disponibilità, due commercialisti locali avrebbero usato un testamento olografo, rivelatosi falso. Il grafologo scelto dai pm della procura per verificare il documento, già in fase di indagine ha concluso per la falsità. I due professionisti, adesso a processo davanti al giudice Ersilia Guzzetta, avrebbero escogitato questa soluzione per gestire gran parte del lascito, pur non avendone diritto. Diversi anni fa, ad accorgersi che il testamento non poteva essere fedele, fu l’avvocato Alberto Giudice. Il legale diede poi il via agli accertamenti e alle verifiche, condotte dai pm della procura. Il testamento olografo ne andò a sostituire uno precedente, secondo le accuse alterando del tutto le vere volontà dell’imprenditore che aveva scelto di lasciare i suoi beni ai familiari. L’uomo non sarebbe più stato in condizioni fisiche e psichiche tali da poter rilasciare il secondo testamento. Contestazioni alle quali gli imputati devono rispondere a processo, assistiti dai legali Joseph Donegani, Guglielmo Piazza e Gaetano Abela. L’erede che sarebbe stato danneggiato dal presunto testamento falso è invece parte civile, con l’avvocato Vittorio Giardino.

Da quanto emerso, la parte più consistente era destinata prevalentemente a lui, ma il secondo testamento ne avrebbe invece ridimensionato la posizione. Oltre al procedimento penale in corso, è partito un giudizio civile, che al momento ha condotto a bloccare i beni contestati. In aula, sono stati sentiti i primi testimoni.

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