“Vantaggi solo a collaboratori di giustizia”: Protestano tre ex mammasantissima

 
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Gela. Attualmente, sono reclusi all’interno del carcere di massima sicurezza di Sulmona: nonostante ciò, hanno apposto le loro firme su un documento di forte contestazione. Ivano Rapisarda, Salvatore Burgio e Maurizio Trubia puntano il dito

in direzione dell’attuale sistema penitenziario e, soprattutto, dei meccanismi che consentono il rilascio di permessi lavorativi e misure alternative alla detenzione.
Ci sarebbe, stando a quelli che sono stati ritenuti affiliati alle cosche locali, una vera e propria disparità di trattamento rispetto a molti altri reclusi. Il sistema attuale, in base a quello che viene indicato dalle norme dell’ordinamento penitenziario, consente la concessione di permessi lavorativi o misure alternative solo in favore di ex affiliati alle cosche mafiose che, comunque, abbiano deciso di collaborare con la giustizia.
Per questa ragione, si chiede un mutamento profondo della disciplina che possa andare incontro ai tanti detenuti che, pur non avendo mai collaborato con i magistrati, stiano comunque scontando le loro pene tra le mura delle carceri di tutt’Italia. La presa di posizione dei tre arriva in un momento di forte tensione sull’intero argomento: con la proposta di referendum già avanzata dagli attivisti del partito radicale.
Il documento firmato da Rapisarda, Burgio e Trubia segue altre iniziative dello stesso genere già avviate dai detenuti di molti penitenziari italiani. In sostanza, mancando un’effettiva collaborazione con la magistratura non ci sarebbero soluzioni alternative a quella della reclusione.
Al momento, i firmatari del documento si trovano ristretti nello stesso penitenziario che, proprio in base alla sua classificazione, riceve detenuti individuati come altamente pericolosi: in prevalenza, affiliati alle organizzazioni mafiose.
L’appello, in ogni caso, è stato pubblicamente lanciato alle autorità che si occupano dell’organizzazione del sistema penitenziario. Dei tre, è stato Maurizio Trubia l’ultimo ad essere arrestato e trasferito nel sistema della sorveglianza di massima sicurezza. Ivano Rapisarda e Salvatore Burgio, invece, sono detenuti oramai da tempo.
Lo stesso Rapisarda è sottoposto ad ergastolo ostativo, ritenuto colpevole di diversi omicidi messi a segno durante la guerra di mafia esplosa tra affiliati a cosa nostra e fedelissimi della stidda.

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