Inchiesta Falco, spari all’auto dell’ex socio del Malibù e il giro di buttafuori

 
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Gela. Colpi di pistola contro l’automobile di uno degli ex gestori della discoteca Malibù. E’ uno dei particolari che emerge dall’istruttoria dibattimentale del giudizio, scattato dopo il blitz antimafia “Falco”, che ha consentito di individuare presunti legami tra gli imputati e la famiglia Emmanuello. Il gruppo avrebbe cercato di controllare anche il giro dei buttafuori, nei locali notturni e nei lidi della città. In aula, si sono succeduti gli ex gestori non solo della discoteca ma anche del Jackie O’. “Già la sera dell’inaugurazione – ha detto l’ex titolare della società che controllava il Malibù – mi venne riferito che alcune persone forzarono, entrando gratis. Seppi, dopo, che tra loro c’erano anche alcuni che lavoravano come buttafuori al Controcorrente. Personalmente, non ho mai avuto richieste di denaro. Ogni tanto, capitava che qualcuno mi chiedesse di lavorare. E’ successo con Elio Emmanullo, ma non mi sono sentito minacciato. L’ho fatto lavorare un paio di volte. Gli dissi, però, che non aveva l’autorizzazione e non ci furono altri casi”. Il pubblico ministero della Dda di Caltanissetta Elena Caruso si è soffermata soprattutto sul ruolo di Emmanuello e Orazio Tosto, un altro imputato, che avrebbero gravitato nel giro dei servizi di sicurezza. “Ricordo che ci rivolgemmo ad un’agenzia di Ragusa – ha continuato il testimone – Tosto lavorò con noi. Dava una mano all’interno del locale”. L’ex gestore, già titolare di una concessionaria di auto, ha anche confermato l’incontro con Roberto Di Stefano e Davide Pardo. Per i pm della Dda, proprio i due avrebbero preteso un “regalino”, ottenendo comunque biglietti omaggio per l’ingresso. Il testimone ha fatto anche riferimento ad Emanuele Palazzo, presunto capo della nuova stidda. “Lo incontrai in piazza – ha detto – quando formammo la società, nello studio del notaio, invece, fu il fratello di Palazzo a congratularsi con me e con il mio socio, consigliandomi di assumere buttafuori della città”. Per il pm, anche gli spari all’auto di uno dei gestori della discoteca sarebbero stati un avvertimento.

Il giro di buttafuori. A processo, sono finiti Gianluca Pellegrino, Nunzio Alabiso, Emanuele e Giovambattista Campo, Pietro Caruso, Giuseppe Di Noto, Emanuele Emmanuello, Angelo Famao, Emanuele Faraci, Guido Legname, Francesco Metellino, Alessandro Pellegrino, Rosario Perna, Daniele ed Emanuele Puccio, Emanuele Rolla, Loreto Saverino, Melchiorre Scerra, Angelo Scialabba e Gaetano Davide Trainito, Orazio Tosto e Nicolò Ciaramella. “Delle serate si occupava un altro socio – ha detto invece l’ex gestore del Jackie O’ – ricordo che in alcune occasioni venne contattato Emmanuello per il servizio di buttafuori. Ricordo anche Orazio Tosto, forse lo sostituì in alcune occasioni”. Gli spari all’automobile sono stati confermati anche dall’altro socio della discoteca Malibù, proprietario della vettura. “Emanuele Palazzo – ha detto rispondendo alle domande del pm – mi fermò in piazza, chiedendomi informazioni su quello che era accaduto. Io volevo superare la vicenda e basta”. Nuovi testimoni, davanti al collegio penale del tribunale presieduto dal giudice Miriam D’Amore (a latere Marica Marino e Silvia Passanisi) sono previsti per le prossime udienze. Nel pool di difesa, ci sono gli avvocati Giacomo Ventura, Davide Limoncello, Flavio Sinatra, Carmelo Tuccio, Cristina Alfieri, Francesco Enia, Salvo Macrì, Filippo Spina, Ignazio Raniolo, Mario Brancato, Salvatore Priola, Alessandro Del Giudice, Carlo Aiello, Salvatore Pappalaro e Antonio Impellizzeri.

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