Comunicazione ad un’unica società, gruppi settore diffidano Greco: “Violata parità”

 
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Il sindaco ha disposto l'affidamento diretto alla Media Master Press

Gela. Comunicazione istituzionale “appaltata” ad un’unica società e con affidamento diretto. La decisione formalizzata dal sindaco Lucio Greco non poteva che generare enormi dubbi sulla legittimità del provvedimento, avallato dal dirigente comunale Mario Picone. Un totale complessivo di 25 mila euro (15 mila fino al 31 dicembre prossimo) assegnato alla Media Master press, società proprietaria dell’emittente “Rete Chiara”. I responsabili di sette aziende editoriali del territorio hanno ufficialmente scritto a Palazzo di Città, ma anche al Corecom, all’Ordine dei giornalisti, alla deputazione nazionale e regionale, al segretario generale del municipio e ai consiglieri comunali. “Con la determina dirigenziale approvata dal Comune di Gela non viene garantito lo stesso diritto a tutti gli operatori radiotelevisivi locali – scrivono i responsabili di La Sicilia, Quotidianodigela.it, Radio Gela Express, Telegela, Today24, Accentonews e Letterag – nonché a giornali online e cartacei, ma ad un unico gruppo editoriale. Tra l’altro non si può neanche sostenere che l’amministrazione non abbia ricevuto altre proposte. Se quella del gruppo Media Master press è datata 20 maggio 2020, in data 9 aprile è stata formulata un’offerta unitaria all’amministrazione comunale che comprendeva quattro diversi operatori. Non si capisce perché dunque alla prima offerta non è stata data alcuna risposta mentre la seconda è stata accolta. Va sottolineato come non sia stata pubblicata alcuna evidenza pubblica, ma si sia trattato di una scelta assolutamente discrezionale”. La giunta del sindaco Lucio Greco ha scelto di dare carta bianca alla società (scelta con affidamento diretto) per spot istituzionali, sedute di consiglio comunale, interviste e servizi pianificati sull’attività dell’amministrazione. Tutto in rotazione costante e trasmesso su “Rete Chiara”.

“E’ utile ricordare che la legge 150 del 2000 disciplina le attività di informazione e comunicazione delle pubbliche amministrazioni. E’ lo strumento normativo più importante poiché attribuisce alla comunicazione pubblica legittimazione e riconoscimento al pari delle altre attività dell’agire amministrativo. La norma obbliga gli enti pubblici a prevedere il 2 per cento del proprio bilancio alle attività di comunicazione istituzionale. L’articolo 41 del Dgls del 2005 interviene ed aggiorna la legge, stabilendo i criteri per la destinazione della pubblicità di amministrazioni ed enti pubblici – si legge nella missiva inviata dalle società – le somme che le amministrazioni pubbliche o gli enti pubblici anche economici destinano, per fini di comunicazione istituzionale, all’acquisto di spazi sui mezzi di comunicazione di massa, devono risultare complessivamente impegnate, sulla competenza di ciascun esercizio finanziario, per almeno il 15 per cento a favore dell’emittenza privata televisiva locale e radiofonica locale e per almeno il 50 per cento a favore dei giornali quotidiani e periodici”. Tutti parametri violati. Con la comunicazione, si chiede di sospendere il provvedimento. “Le amministrazioni pubbliche e gli enti pubblici anche economici sono tenuti a dare comunicazione all’Autorità delle somme impegnate per l’acquisto, ai fini di pubblicità istituzionale, di spazi sui mezzi di comunicazione di massa. L’Autorità, anche attraverso i Comitati regionali per le comunicazioni – conclude la comunicazione – vigila sulla diffusione della comunicazione pubblica a carattere pubblicitario sui diversi mezzi di comunicazione di massa. Vale la pena ricordare che esistono diverse sentenze sanzionatorie a carico di enti che hanno violato la norma, prevedendo somme inferiori a quanto stabilito”. Un evidente sbilanciamento in favore di un unico gruppo, con gravi ripercussioni sugli equilibri dell’itero sistema informativo locale, questo emerge da un appello che probabilmente le autorità competenti dovranno valutare con molta attenzione. Anche il consiglio comunale ha il dovere di avviare verifiche e approfondimenti.

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