Condannato all’ergastolo, Passaro perde anche i diritti di genitore

 
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Gela. Lo scorso febbraio, i giudici della corte d’assise d’appello di Caltanissetta lo condannarono all’ergastolo, ritenendolo uno degli esecutori materiali del sequestro e della successiva uccisione di Marco Lorefice.

Adesso, il verdetto è diventato definitivo e, così, scatta l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e la decadenza della potestà di genitore per il cinquantaseienne Giovanni Passaro.
Misure interdittive che sono state decise proprio dai magistrati che lo hanno giudicato. Stando all’accusa, Passaro avrebbe agito insieme ad altri nove complici, tutti affiliati al gruppo di cosa nostra.
Avrebbero dovuto imporre alla loro vittima di rivelare i particolari legati alle strategie intanto adottate dai rivali della stidda. Lorefice, infatti, veniva ritenuto un affiliato al gruppo degli stiddari e, per questa ragione, avrebbe potuto assicurare informazioni preziose. L’interdizione perpetua dai pubblici uffici e la decadenza della potestà genitoriale colpiscono il cinquantaseienne, ritenuto dagli investigatori killer fidato delle famiglie di cosa nostra.
Lorefice venne trucidato in un casolare di campagna nella zona di Comiso. Era il marzo del 1991, quando il commando rivale entrò in azione. Stando ai collaboratori di giustizia sentiti durante il dibattimento, Lorefice venne torturato e, successivamente, strangolato.
Dopo ventidue anni, però, i suoi resti non sono mai stati rinvenuti. La famiglia della vittima si è costituita parte civile nel processo, rappresentata dagli avvocati Giovanni Cannizzaro e Carmelo Tuccio.

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