“Contro violenza donne passi in avanti ma non è abbastanza”, Cassarà: “Importante azione Udi”

 
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L'avvocato Cassarà è referente dell'Udi

Gela. Da anni, si è fatta promotrice di azioni a tutela dei diritti delle donne vittime di violenza, anche sul piano professionale. L’avvocato Giovanna Cassarà, oggi, prende atto di alcuni passi in avanti, ma non è ancora sufficiente. “Come Unione delle Donne in Italia, a livello locale – dice – ci siamo mosse per dare maggiore risalto ad una causa che è di tutti. Ricordo, tra le altre, l’iniziativa del fiocco bianco, in collaborazione con la procura della Repubblica”. Nel corso della sua esperienza, in giunta e in consiglio comunale, già dal 2007 Cassarà ha sempre dato priorità al riconoscimento dei diritti delle vittime di violenza. “La sezione locale dell’Udi, nel suo piccolo – prosegue – ha sempre avuto un collegamento diretto con le responsabili nazionali, che sono il vero motore. Alcune, nonostante l’età, militano in prima linea e riescono a raggiungere obiettivi di spessore”. L’avvocato ribadisce la centralità delle richieste dell’Udi nazionale e ritiene molto importante il recente sblocco dei fondi, che andranno ad assicurare più certezze economiche agli orfani dei femminicidi. “Anche questo è un messaggio confortante che arriva dalle istituzioni”, aggiunge. E’ ancora vivo il ricordo, nella memoria collettiva della città, del terribile caso di Angela Biundo. Venne aggredita e colpita a coltellate dall’ex marito, poi condannato in via definitiva. Fu l’avvocato Cassarà ad assistere la vittima di quel tentato omicidio, con la costituzione di pare civile. “Ricordo l’eco mediatica di quella vicenda – conclude – coperta anche dai media nazionali. Un’efferata aggressione, verificatasi solo pochi giorni dopo l’approvazione di una serie di norme sul femminicidio. Anche l’esito giudiziario fu esemplare”.

L’Udi nazionale, in occasione della giornata contro la violenza sulle donne, è ritornata a reclamare una piattaforma molto dettagliata. Richieste indirizzate al governo e alle autorità competenti. “L’approvazione nel 2013 in Italia della Convenzione di Istanbul del Consiglio d’Europa per la prevenzione e la lotta alla violenza maschile sulle donne è sicuramente stato un passo importante. Tuttavia la Convenzione è ancora poco conosciuta, applicata in maniera difforme nel territorio nazionale e priva di quei necessari adeguamenti a livello della dovuta diligenza di tutte le strutture dello Stato. Sono anzi tuttora presenti in Parlamento proposte di legge che non solo la contraddicono, ma addirittura, come il Ddl Pillon e collegati – si legge in un approfondito documento reso pubblico – costituiscono un tentativo di vendetta storica, legislativa e culturale contro le donne, finalizzati al ripristino di quello che i neo-patriarcalisti sessisti e razzisti del movimento mondiale, insinuatosi nella politica e nella religione e finanziato da miliardari di Russia e Usa, chiamano il “ritorno dell’Ordine Naturale delle Cose”. In questo clima preoccupante si collocano numerose sentenze che tendono a ri-vittimizzare soprattutto le madri separate. Le donne con bambini/e piccoli, sono oggetto spesso di comportamenti ritorsivi degli ex-partner all’atto della separazione, dopo che essi si erano già mostrati maltrattanti all’epoca della convivenza/matrimonio. Uomini che chiedono che le donne perdano l’affido dei figli con l’accusa di essere madri alienanti, utilizzando la teoria di un noto teorico della pedofilia e dell’abuso in famiglia che tutto il mondo scientifico considera spazzatura ma che ha cittadinanza in molti tribunali italiani. La legge recente sul “Codice Rosso”, che vorrebbe combattere la violenza maschile proponendo la velocizzazione dell’intervento dei magistrati e la priorità assegnata alle indagini, nei fatti non ha dimostrato di saper intervenire secondo le intenzioni proclamate dai legislatori. Grave è l’assenza di una precisa valutazione del rischio che è indispensabile per stabilire le misure di protezione. Ciò non rispetta la Convenzione di Istanbul e dunque della protezione “concreta” non vi è alcuna traccia (anche perché la legge sul Codice Rosso è a costo zero), mentre è previsto uno sconto di pena per condannati per violenza che si impegnano a seguire un percorso di psicoterapia”.

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