Il Comune vuole privatizzare l’illuminazione, maxi appalto da 44 milioni

 
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Gela. Vent’anni, un tempo troppo lungo per vincolarsi a una società così come è stato fatto con la gestione del servizio idrico.

Queste, e altre perplessità sono state evidenziate dal Movimento Cinque Stelle dall’analisi fatta sul bando che prevede la “manutenzione degli impianti oltre alla progettazione, esecuzione, gestione e manutenzione di interventi di miglioramento dell’efficienza energetica dell’illuminazione pubblica”. Il progetto preliminare è stato approvato quasi un anno fa dalla Giunta comunale e pochi giorni fa è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e sul sito del Comune. Un bando che prevede, dunque, l’affidamento in concessione del servizio di pubblica illuminazione ai privati per vent’anni e fatto per contenere la spesa annua del pagamento dell’energia che ammonterebbe a 2,2 milioni di euro l’anno. “L’avvio del progetto, che comprende lavori di riqualificazione elettrica e illuminotecnica, l’ammodernamento tecnologico e funzionale, il potenziamento degli impianti e la contestuale diminuzione dell’inquinamento luminoso, garantirà un notevole risparmio energetico” così spiegava la Giunta comunale all’indomani dell’approvazione del progetto. “Nella delibera – afferma invece il M5S – dicono che l’energia in bolletta ci costa 1.200.000 euro questo importo l’hanno semplicemente moltiplicato per 20 anni, poi si sono calcolati la manutenzione straordinaria e ordinaria e l’hanno moltiplicata per 20. Stessa cosa hanno fatto per spese tecniche progettazione, esecuzione, sicurezza, censimento, allacci. Tutto questo l’hanno fatto in base a cosa? Hanno fatto un censimento dei corpi illuminanti? Hanno fatto un PAES (Piani d’azione per l’energia sostenibile). Gela – continuano i grillini – aveva firmato il patto dei sindaci nel 2010 da allora cosa è stato fatto? Il fatto di vincolarsi per vent’anni a un’azienda, poi, dalle esperienze del passato recente dovrebbe farci riflettere. Anche con Caltaqua dicevano che era per il bene del cittadino oggi sappiamo com’è finita.

 

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