Incidente al Topping, sversamento nel fiume Gela: assolti imputati Eni e Raffineria

 
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I primi interventi dopo lo sversamento di sette anni fa

Gela. Non hanno responsabilità per lo sversamento di idrocarburi che nel giugno di sette anni fa finì lungo il fiume Gela, dopo un blocco dell’impianto Topping di raffineria. Per il giudice Miriam D’Amore, che ha letto il dispositivo al termine dell’istruttoria dibattimentale, anche la fuoriuscita non avrebbe causato conseguenze così gravi. Non ci sarebbe stato un “disastro ambientale”. Sono stati assolti manager e tecnici di Eni. Stessa decisione assunta nei confronti della società Raffineria di Gela, chiamata come responsabile civile. Il giudice, nel dispositivo, ha parlato di “insussistenza del fatto”. L’assoluzione è stata pronunciata nei confronti di Bernardo Casa, Michele Viglianisi, Massimo Lo Faso, Maurizio Tarantino, Arturo Anania, Gaetano Zinna, Leone Pollicino ed Emanuele Pellegrino. Dopo lo sversamento, fu necessario l’intervento dei mezzi antinquinamento e dei militari della capitaneria di porto. Gli idrocarburi arrivarono, in parte, anche in mare. Il pm Pamela Cellura, a conclusione della requisitoria, ha chiesto la condanna per tutti gli imputati, ad un anno e nove mesi di reclusione, oltre al pagamento di duecento quote per la società Raffineria di Gela. Per l’accusa, lo sversamento fece finire nelle acque del fiume non meno di 13 mila litri di idrocarburi e altre sostanze. Le richieste del pm sono state sostenute dalle parti civili, il Comune di Gela (con l’avvocato Flavio Sinatra), le associazioni “Aria Nuova” e “Amici della Terra-Gela” (con i legali Joseph Donegani e Maurizio Cannizzo). La ricostruzione delle difese e i dati tecnici prodotti hanno però convinto il giudice ad emettere una decisione favorevole agli imputati.

Per gli avvocati Grazia Volo, Gualtiero Cataldo, Pietro Granata e Attilio Floresta, nessuno degli imputati, per il ruolo ricoperto e le funzioni svolte nelle Soi 1 e 3, avrebbe avuto responsabilità dirette. Si sarebbe trattato di “un errore umano”, causato da un operatore. E’ stato escluso che l’incidente sia stato generato da mancati interventi di manutenzione o da un malfunzionamento dell’impianto. Un eccessivo quantitativo di acqua avrebbe prodotto conseguenze sul ciclo del sistema. “Se non fossero state aperte le valvole – hanno spiegato dai banchi di difesa – ci sarebbe stato un danno enorme con l’esplosione di un forno”. I legali hanno inoltre puntato sul fatto che lo sversamento sarebbe stato di entità assai ridotta rispetto a quanto indicato dai pm della procura, con interventi immediati per bloccarlo e bonificare. “Un quantitativo non superiore a quello del serbatoio di un camion”, è stato anche detto. Nel fiume sarebbe finita acqua mista ad una percentuale limitata di idrocarburi.  Due tesi del tutto opposte su quanto accadde nel giugno di sette anni fa e sulle conseguenze. Alla fine, è arrivata l’assoluzione per tutti gli imputati e per Raffineria, con formula piena.

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