L’impianto esplose in fabbrica, Eni e Ecotec contro: ci sono otto imputati

 
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Gela. L’esplosione dell’impianto per il trattamento delle acque sodiche avvenuto all’interno della raffineria Eni nel maggio di cinque anni fa continua a impegnare tutte le parti processuali.

L’esplosione dell’impianto. Per quei fatti, sono otto gli imputati tra dirigenti dello stabilimento di contrada Piana del Signore e responsabili Ecotec, azienda che realizzò e gestì l’impianto poi esploso. Proprio la società raffineria di Gela, rappresentata in aula dall’avvocato Attilio Floresta, ha chiesto la chiamata in giudizio, come responsabile civile, di Ecotec. Una mossa analoga a quella preannunciata dal legale di quest’ultima azienda, l’avvocato Giuseppe Cammalleri. Uno scontro incrociato, quindi, nel tentativo di ricostruire la filiera delle presunte responsabilità. La deflagrazione fece volare per decine di metri i resti di quel che rimaneva dell’impianto, mettendo a rischio l’incolumità degli operatori presenti nelle zone limitrofe. 

Ministero, raffineria e Ecotec parti civili. Allo stesso modo, l’avvocato Salvo Macrì, legale di fiducia del comune, ha chiesto che a rispondere come responsabili civili per i presunti danni generati siano proprio raffineria e Ecotec. Davanti a queste reciproche richieste, il giudice Chiara Raffiotta ha scelto di riservare un proprio provvedimento. Intanto, le due aziende e il ministero dell’ambiente sono stati ammessi come parti civili nel dibattimento che si dovrebbe aprire alla prossima udienza fissata per il 23 giugno. Sono già costituiti come parte civile, invece, sia l’ente comunale che quello provinciale, rappresentato dall’avvocato Laura Caci.

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