Minacce all’imprenditore gelese, autocompattatore bruciato: a processo altri tre coinvolti

 
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Siracusa. Avrebbero chiesto l’assunzione di uomini di fiducia. Davanti al netto rifiuto dell’imprenditore Giuseppe Romano, però, venne decisa la ritorsione con l’incendio di un autocompattatore di proprietà della Roma Costruzioni, azienda gestita dall’imprenditore gelese e che si occupa del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti a Noto, in provincia di Siracusa. Fatti denunciati dallo stesso Romano e che hanno già condotto a due condanne, pronunciate lo scorso ottobre dai giudici del tribunale di Siracusa. Due anni di reclusione sono stati imposti a Pietro Crescimone e Giuseppe Casto, ritenuti responsabili dell’incendio appiccato nella rimessa usata dagli operatori dell’azienda. Prosegue invece il dibattimento nei confronti di altri tre imputati, tutti coinvolti nell’inchiesta “Piazza Pulita”. Negli scorsi giorni, in aula, hanno deposto alcuni investigatori che hanno approfondito quanto denunciato da Romano. A giudizio sono Angelo Monaco, Antonino Rubino e Vincenzo Guglielmino, che a differenza dei presunti complici già condannati non hanno optato per il rito abbreviato.

In base a quanto emerso dalle indagini coordinate dai pm della Dda di Catania, sarebbero stati uomini del clan Trigila a mettere nel mirino la Roma Costruzioni. Romano, però, si è opposto a qualsiasi richiesta, tanto da subire l’incendio del mezzo. Il dibattimento si sta tenendo davanti ai giudici del collegio penale del tribunale di Siracusa e in aula si tornerà a febbraio. L’imprenditore, la stessa società, l’associazione antiracket “Gaetano Giordano” e la Fai sono parti civili nel procedimento, con gli avvocati Fabrizio Ferrara, Giuseppe Panebianco e Francesco Cagnes. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Carmelo Scarso, Junio Celesti e Maurizio Abbascià.

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