“Non fa parte di nessun clan mafioso”, difesa Rinzivillo respinge accuse: è ritenuto capo della famiglia

 
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Per la difesa Rinzivillo sarebbe estraneo a gruppi mafiosi

Gela. I pm della Dda di Caltanissetta, che hanno coordinato insieme ai colleghi romani la maxi inchiesta antimafia “Extra Fines”, lo ritengono il nuovo capo della famiglia Rinzivillo. Il cinquantanovenne Salvatore Rinzivillo avrebbe preso in mano le redini del clan di Cosa nostra, con il benestare dei fratelli, gli ergastolani Antonio Rinzivillo e Crocifisso Rinzivillo. Il suo legale di difesa, l’avvocato Roberto Afeltra, per oltre due ore, davanti al gup del tribunale di Caltanissetta, ha però escluso che il presunto capo faccia parte di un’organizzazione criminale. Ha citato sentenze e prodotto decisioni, anche del tribunale di sorveglianza di Roma, che metterebbero in dubbio le gravi accuse mosse all’imputato. Nei suoi confronti, in questa costola processuale dell’inchiesta, sono stati chiesti diciotto anni di reclusione. Secondo i pm, il cinquantanovenne si muoveva lungo l’asse Gela-Roma, nel tentativo di rafforzare gli affari della famiglia, attivando canali economici che potessero assicurare introiti ad aziende di fiducia. Per la difesa, però, non ci sarebbero elementi provati a sostegno della tesi che il cinquantanovenne riuscisse a comandare il clan, pur risiedendo a Gela solo poche settimane all’anno.

La difesa ha parlato di una sorta di “brand Rinzivillo”, non facilmente inquadrabile, almeno sul piano della presunta organizzazione criminale. Tutti elementi che non consentirebbero di collegare la riorganizzazione della famiglia di mafia alle eventuali decisioni dell’imputato. In aula, si tornerà la prossima settimana. Rinzivillo e gli altri imputati hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato.

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