Schianto sulla 626, la morte di Scalzo e Danese: familiari sono parti civili

 
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Lo schianto lungo un tratto della 626

Gela. Sono stati ammessi, come parti civili, anche i familiari di Angelo Scalzo, il sedicenne morto due anni fa, dopo un terribile incidente lungo lo scorrimento veloce Gela-Caltanissetta. Era a bordo della Peugeot 208, guidata dall’istruttore che lo aveva accompagnato a sostenere le prove per il patentino. Per lui non ci fu nulla da fare e nell’impatto con una Y10 morì anche l’ambulante riesino Giuseppe Danese. Davanti al gup, l’accusa di omicidio stradale plurimo viene mossa all’istruttore di guida. I magistrati della procura, proprio questa mattina, hanno formalizzato una modifica del capo di imputazione, contestandogli le lesioni gravissime, anche per le ferite riportate dalla sorella di Scalzo, a sua volta a bordo della vettura. La famiglia del giovane deceduto è rappresentata dall’avvocato Rita Parla, per conto della società Giesse Risarcimento Danni. Il legale è parte civile anche per la famiglia Danese. Parti civili sono un altro familiare dell’ambulante, con l’avvocato Giuseppe D’Acquì, oltre ad una giovane che era nell’auto del’istruttore, difesa dal legale Davide Limoncello.

In aula, si tornerà la prossima settimana per consentire ai difensori dell’imputato, gli avvocati Flavio Sinatra e Feliciana Ponzio, di valutare la richiesta di modifica del capo di imputazione e l’eventuale scelta di un rito alternativo. L’incidente segnò inevitabilmente il destino della famiglia Scalzo, che da tempo chiede di avere giustizia. Il terribile schianto costò profonde ferite anche all’istruttore.

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