Sotto il sole in attesa di Renzi, “l’Eni non investirà”: i dubbi fuori dal Palazzo

 
0

Gela. Davanti a Palazzo di Città, in attesa dell’arrivo del premier Matteo Renzi, c’erano alcuni operai della fabbrica Eni, in prevalenza chimici del diretto e dipendenti della società Riva e Mariani, in attesa di risposte dopo la comunicazione di quindici licenziamenti nel loro organigramma.

“Con gli accordi conclusi in prefettura – spiegano – non si è raggiunto alcun obiettivo. La sola bioraffinazione non è garanzia per i posti di lavoro. Le manutenzioni al via? Al momento, non sono attività che possano assicurare la ripresa della linea 1”.
Il presidente della regione Rosario Crocetta, invece, è stato ripreso da un cittadino che lo ha apertamente accusato di essere dietro il mancato pagamento degli espropri eseguiti per l’avvio di diversi cantieri edili. “E’ un fatto storico – ha precisato invece il sindaco Angelo Fasulo dopo pochi minuti dalla conclusione dell’incontro con il premier – Matteo Renzi ha preso chiari impegni soprattutto prima dell’avvio del tavolo di confronto al ministero dello sviluppo economico”.
I segretari generali provinciali di Cgil, Cisl e Uil Ignazio Giudice, Emanuele Gallo e Vincenzo Mudaro hanno addirittura inoltrato una comunicazione ufficiale al primo ministro, chiedendogli chiari impegni. “Bisogna rispettare i patti e per tale ragione l’Eni – scrivono – deve riattivare la linea 1 di produzione, confermando i 700 milioni euro di investimenti concordati al fine di rendere la raffineria ecocompatibile e nel contempo competitiva sul mercato. Il sindacato rivendica il perfetto equilibrio dei due valori fondanti una società democratica che attraverso il rispetto della dignità umana genera crescita economica ed occupazione. Non possono più tornare indietro fondi europei da investire con urgenza in infrastrutture e ricerca da dedicare alle nuove idee che tanti giovani hanno e spesso non possono realizzare per il no delle banche. E’ auspicabile l’utilizzo dei fondi europei al fine di infrastrutturare le aree dismesse. Utilizzo e vincolo  delle  royalties petrolifere per progetti di sviluppo economico e produttivo delle aree interessate”.
Il prefetto di Caltanissetta Carmine Valente, durante il confronto finale, non ha nascosto la sua delusione per la mancata attuazione del protocollo del luglio di due anni fa. “Purtroppo – ha precisato – sia il sindacato che Confindustria hanno le loro responsabilità. Non è stato subito possibile individuare le imprese dell’indotto da inserire sia sul fronte della formazione delle liste di disponibilità che su quello dell’avvio dei corsi di riqualificazione degli operai. Adesso, le cose devono necessariamente cambiare”. Carmelo Turco e Rosario Amarù, responsabili per Confindustria rispettivamente dei rapporti con le raffinerie siciliane e delle piccole imprese a livello nazionale, appaiono comunque pronti ad investire sull’impegno assunto dal premier. “Pian piano – spiegano – l’attività in fabbrica sta riprendendo. Vedremo, adesso, cosa accadrà. Sicuramente, abbiamo fatto notare al primo ministro che in questo territorio ci sono tutte le condizioni per poter investire”. I lavoratori comunque attendono nonostante l’evidente pessimismo che, anche davanti Palazzo di Città, si registrava tra le loro fila.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here