Fatture per operazioni inesistenti, diverse società coinvolte: atti ritornano ai pm

 
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Gela. La mancata notifica dell’avviso di chiusura delle indagini ad uno degli accusati fa ritornare tutti gli atti ai pm. Si dovrà ripartire da capo nelle vicenda che vede coinvolti nove titolari di aziende locali, impegnati in vari settori. In base alle accuse, avrebbero tutti fatto parte di un presunto sistema di false fatturazioni. Una ditta individuale, avviata nel campo degli impianti elettrici, sarebbe stata trasformata in “cartiera”. Le fatture sarebbero poi finite ad imprenditori che gestiscono supermercati, ma anche società di servizi marittimi e aziende edili. Per i pm della procura e per i militari della guardia di finanza che hanno condotto le indagini, le fatture rilasciate avrebbero coperto operazioni inesistenti. L’unico intento quindi sarebbe stato frodare il fisco. Davanti al gup Lirio Conti, uno dei difensori ha sollevato l’eccezione sulla mancata notifica che inevitabilmente si estende a tutti gli imputati. La frode sarebbe andata avanti per diversi anni, dal 2011 e fino al 2014. Le fatture emesse toccherebbero cifre fino a duecentomila euro.

L’indagine sarebbe partita proprio dall’analisi dei dati contabili dell’impresa di sistemi elettrici. Gli inquirenti sono così arrivati a ricostruire i presunti collegamenti tra più imprenditori. I coinvolti sono difesi dagli avvocati Giacomo Ventura, Antonio Gagliano, Joseph Donegani, Emanuele Maniscalco, Angelo Cafà, Valentina Lo Porto, Maria Ferrara, Carmelo Peluso e Angelo Mangione.

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