“Finanziamenti irregolari per la vendita di auto”, indagine sui Luca: tre condanne

 
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Gela. Per il giudice Francesca Pulvirenti, le contestazioni mosse dai pm della procura nei confronti degli imprenditori del gruppo Luca sono fondate. I finanziamenti che le società Lucauto e Car Luca concedevano per l’acquisto di autovetture, anche di grossa cilindrata, avrebbero violato il testo unico bancario. Il magistrato, al termine del dibattimento, ha condannato Salvatore Luca a cinque anni di detenzione; tre anni e quattro mesi a Rocco Luca; tre anni a Francesco Gallo. L’unica assoluzione, “per non aver commesso il fatto”, è stata pronunciata per la posizione di Concetta Lo Nigro. Il dispositivo letto in aula è stato più pesante, in termini di pene finali, rispetto alle stesse richieste avanzate dal pm Ubaldo Leo, che a conclusione della requisitoria aveva chiesto tre anni e un mese per Salvatore Luca, due anni e due mesi per Rocco Luca e Francesco Gallo, sei mesi per Concetta Lo Nigro. L’indagine andò ad approfondire il sistema di vendite approntato dagli imprenditori nelle loro attività. Da quanto emerso, avrebbero concesso finanziamenti pur non essendo abilitati a farlo, consentendo gli acquisti pure a clienti che altrimenti non avrebbero potuto accedere. Gli imprenditori, secondo gli inquirenti, avrebbero accettato pagamenti in nero e assegni postdatati, con il passaggio di proprietà delle auto solo con il pagamento di tutte le rate. Un’attività di finanziamento che per i pm era svolta in maniera abusiva. Gli accertamenti partirono dopo il ritrovamento di circa mille assegni, per un valore complessivo di quattro milioni di euro, tutti riferibili alle attività degli imputati, che nel settore delle vendite di automobili arrivarono a raggiungere importantissime fette del mercato, anche fuori dai confini dell’isola. La difesa, sostenuta dall’avvocato Antonio Gagliano, ha invece ricostruito un andamento imprenditoriale che sarebbe stato del tutto lecito, con risultati di incasso favorevoli, ma dovuti esclusivamente alla capacità dei titolari delle società finite sotto verifica investigativa. Il legale ha anche escluso qualsiasi collegamento tra le contestazioni portate in aula dai pm della procura e i reati che i magistrati della Dda di Caltanissetta muovono sempre agli imprenditori, nell’ambito dell’inchiesta “Camaleonte”. Gli imputati, davanti al giudice, hanno sempre sostenuto di aver agito regolarmente nei confronti di tutti i clienti, senza mai attivare sistemi irregolari di finanziamento.

Per la difesa, le dilazioni di pagamento ricostruite dagli inquirenti non sarebbero state dei finanziamenti, in violazione della disciplina in materia. I pm della procura, invece, hanno portato avanti le loro contestazioni, certi che gli imprenditori abbiano agito sapendo di concedere condizioni di finanziamento, in violazione della normativa. La difesa ha fatto leva su quanto raccontato da diversi clienti delle società dei Luca, sentiti in aula come testimoni. Per il loro legale, avrebbero confermato che le condizioni di acquisto sarebbero state sempre regolari. Nel dispositivo letto in aula, il giudice, in presenza del procuratore capo Fernando Asaro e del sostituto Ubaldo Leo, ha anche imposto diverse pene accessorie agli imputati condannati.

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