L’Ugl chimici spinge: occorre dare seguito agli accordi sottoscritti al Mise

 
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Gela. “Bisogna dare seguito agli accordi sottoscritti al Mise, il 6 novembre scorso, istituendo in città l’area di crisi complessa per avviare tutti gli ammortizzatori sociali di sostegno ai lavoratori dell’indotto della fabbrica Eni”.

Il monito alla politica arriva dal consiglio provinciale dei chimici dell’Ugl, che ieri ha fatto tappa in città nella sede di corso Salvatore Aldisio. Sono stati Andrea Alario e Franco Tilaro a fare gli onori di casa, alla presenza di Michele Polizzi, segretario nazionale energia Ugl. Rivolgendosi ai lavoratori del diretto, sono tornati a parlare dell’accordo di novembre che stabilisce l’avvio di una green refinery, la raffinazione di olio di palma per la realizzazione di gasoli ecologici, l’estrazione di gas on e off shore e un investimento del colosso energetico Eni di 2,2 miliardi di euro. “Bisogna accelerare i tempi delle autorizzazioni per garantire un respiro ai lavoratori dell’indotto e attivare tutte le procedure previdenziali previste – dice Alario, segretario Ugl chimici – L’addio alla raffinazione del petrolio è legato alla crisi globale. Passare ad una fabbrica ecologica apre nuove spiragli occupazionali anche da un punto di vista di programmazione futura. Solo con le autorizzazioni sarà possibile garantire occupazione anche a nuove unità lavorative. Naturalmente è importante il ruolo della politica per sbloccare gli iter autorizzativi alla realizzazione di una piattaforma a mare e per le concessioni alle estrazioni in terra ferma”. Secondo Polizzi le problematiche ci sono e presto si aggraveranno. “Il fatto che l’Eni abbia puntato sulla raffineria di Gela per la prima riconversione ecologica – assicura Polizzi – garantirà, in un contesto di crisi globale, maggiori privilegi ai lavoratori di questo territorio. Hanno avuto opportunità che altri non avranno. Siamo stati gli unici, al ministero per lo Sviluppo economico (Mise), a sostenere che queste opportunità andavano sancite e che bisognava inserire nel documento il riconoscimento dell’area di crisi. Adesso toccherà ai politici fare la loro parte”. 

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