“Mai chiesto a Rinzivillo di minacciare i miei debitori”, Valenti: “Sono stato danneggiato”

 
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Gela. Stando alle accuse, sostenute dalla Dda di Caltanissetta, avrebbe fatto affidamento sul boss Salvatore Rinzivillo e sui suoi riferimenti per cercare di ottenere un ingente credito maturato a seguito di forniture effettuate ma mai saldate. L’imprenditore ortofrutticolo Santo Valenti è a processo, davanti al collegio penale del tribunale, presieduto dal giudice Miriam D’Amore. Venne coinvolto nel maxi blitz “Extra fines-Druso”, coordinato dall’antimafia nissena e da quella romana e concentrato proprio intorno alle strategie di Rinzivillo, attualmente detenuto al 41 bis. Per gli inquirenti, avrebbe agito nell’interesse di Valenti, minacciando altri imprenditori del comparto ortofrutticolo che operavano in uno dei mercati all’ingrosso dell’hinterland romano. Valenti si è difeso in aula, rispondendo alle domande del collegio, del pm Stefano Strino e del difensore, il legale Flavio Sinatra. Rinzivillo lo avrebbe conosciuto per il tramite di due camionisti che effettuavano trasporti proprio nei mercati laziali. L’imprenditore opera nella distribuzione all’ingrosso, avendo come base di riferimento il mercato di Vittoria. “Non ho mai chiesto a Rinzivillo di minacciare i miei debitori – ha detto Valenti – fu lui a dirmi che li conosceva. Poi, non so come abbia agito. Io ho sempre e solo lavorato e sono vittima del mancato pagamento di circa duecentomila euro. Non ho mai visto neanche un euro. Sono parte civile per i danni subiti in un procedimento che ha come imputati i miei debitori. Non ho mai conosciuto o frequentato questa gente”. Dalle indagini, sono stati accertati incontri tra Valenti e Rinzivillo anche all’interno di una sala giochi. “Ogni tanto ritornava in città – ha continuato l’imputato – e mi chiedeva merce. Frutta e ortaggi, qualche cassetta. Gliele davo. Non ho mai ricevuto denaro né ho mai accettato regali da quelle persone”. Per gli inquirenti, sarebbe stato Valenti a richiedere l’intercessione di Rinzivillo, così da tentare di ottenere il denaro dai debitori romani.

“Mi fu riferito che c’era la possibilità di concludere un piano di rientro per riavere le somme che mi spettavano – ha aggiunto – ma alla fine tutto questo non si verificò. Per me, è stata una tragedia. Io conosco solo il lavoro”. La difesa ha prodotto la sentenza che ha disposto la revoca della confisca di diversi beni di Valenti. Al contempo, l’accusa ha inoltrato sentenze di altri filoni processuali maturati dall’inchiesta “Extra fines-Druso”.

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